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Moon Light
Virtuoso partecipante
  

Citt�: L'Isola che non c'�
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Inserito il - 21/01/2013 : 14:49:46
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Poco tempo fa ho visto un film che raccontava la sua storia, si chiama Agor�, nel caso foste curiosi di vederlo, che � del tutto attinente alla realt� storica dei fatti e mi sono innamorata della sua figura e del suo enorme coraggio. Questo � ci� che Wikipedia racconta di questa grande donna, il cui nome per intero � Ipazia di Alessandria:
Ipazia nacque ad Alessandria[7] nella seconda met� del IV secolo. Non � possibile stabilire con maggiore precisione l'anno della sua nascita: il lessico Suda sostiene che ella �fior� durante il regno d'Arcadio�, ossia dal 395 al 408, il che comporterebbe una data di nascita oscillante dal 355 al 368,[9] anche se la maggior parte degli studiosi crede di poter indicare la sua nascita intorno al 370.[10] Nulla si sa della madre e il fatto che i saluti rivolti a Ipazia e agli altri familiari nelle lettere del suo allievo Sinesio non la citino mai, fa ritenere che, almeno nel 402, ella fosse gi� morta.[11] Si sa di un fratello di nome Epifanio, dedicatario sia del Piccolo commentario alle Tavole facili di Tolomeo,[12] che del IV libro dei Commentaria a Tolomeo,[13] del padre Teone. Dubbia � la possibilit� che avesse un altro fratello di nome Atanasio; nelle lettere in cui Sinesio saluta Ipazia: �Abbraccia per me la venerabilissima e piissima filosofa, il beato coro che gode della divina voce, ma soprattutto il beatissimo padre Teotecno e il compagno nostro Atanasio�[14] e �stammi bene e salutami i compagni felici, cominciando dal padre Teotecno e dal fratello Atanasio�,[15] l�ipotesi che Teotecno � Teone � effettivamente il diminutivo di Teotecno � e Atanasio indichino rispettivamente il padre e il fratello di Ipazia,[16] non ha la maggioranza dei consensi dei commentatori.[17] Noto � invece il padre, �Teone, il geometra, il filosofo d�Alessandria�,[18] che studiava e insegnava ad Alessandria, dedicandosi in particolare alla matematica e all'astronomia � osserv� l'eclisse solare del 15 giugno 364 e quella lunare del 26 novembre � e che sarebbe vissuto almeno per tutto il regno di Teodosio I (378-395).[19] Che Ipazia sia stata allieva prima e collaboratrice del padre poi � attestato dallo stesso Teone il quale, in capo al III libro del suo commento al Sistema matematico di Tolomeo,[20] scrive che l'edizione � stata �controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia�. Non � chiaro il tipo di controllo esercitato da Ipazia: se si sia trattato di una semplice revisione del commento paterno,[21] di integrazioni al testo[22] ovvero di editare l'intero testo di Tolomeo.[23] Le fonti antiche sono concordi nel rilevare come non solo Ipazia fosse stata istruita dal padre nella matematica ma, sostiene Filostorgio, anche che �ella divenne molto migliore del maestro, particolarmente nell�astronomia e che, infine, sia stata ella stessa maestra di molti nelle scienze matematiche�.[24] Filostorgio non � soltanto uno storico della Chiesa, ma anche un appassionato, se non un esperto, di astronomia e di astrologia,[25] e le sue affermazioni trovano conferma in Damascio il quale scrive che Ipazia �fu di natura pi� nobile del padre, non si accontent� del sapere che viene dalle scienze matematiche alle quali lui l'aveva introdotta, ma non senza altezza d'animo si dedic� anche alle altre scienze filosofiche�.[26] Matematica, astronoma e filosofa, come aveva gi� attestato il padre: Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell'insegnamento di queste discipline nella comunit� alessandrina, nella tradizione del glorioso Museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I Soter. Anche se il vecchio Museo non esisteva pi� da quando era andato distrutto al tempo della guerra condotta da Aureliano, la tradizione dell'insegnamento delle scienze mediche e della matematica era per� continuata ad Alessandria, mantenendo intatto l'antico prestigio, come conferma anche Ammiano Marcellino,[27] e Ipazia, gi� almeno dal 393 era a capo della scuola alessandrina, come ricorda Sinesio,[28] giunto ad Alessandria da Cirene per seguirvi i suoi corsi. Le fonti antiche le attribuiscono sicuramente un commentario a un'opera di Diofanto di Alessandria, che dovrebbe essere, secondo gli interpreti, l'Arithmetica, e un commentario alle Coniche di Apollonio di Perga. � dubbio se ella abbia composto anche un'opera originale sull'astronomia, un Canone astronomico: la notizia di Suda[29] � �scrisse un commentario a Diofanto, il Canone astronomico, un commentario alle Coniche di Apollonio� � non permette di comprendere se quel canone sia in realt� un commento a un'opera di Tolomeo, possibilmente quella gi� nota e citata dallo stesso padre Teone. La mancanza di ogni suo scritto rende problematico stabilire il contributo effettivo da lei prodotto al progresso del sapere matematico e astronomico della scuola di Alessandria: a dire del Kline, quella scuola �possedeva l'insolita combinazione di interessi teorici e interessi pratici che doveva rivelarsi cos� feconda un migliaio di anni pi� tardi. Fino agli ultimi anni della sua esistenza, la Scuola alessandrina godette di piena libert� di pensiero, elemento essenziale per il fiorire di una cultura e fece compiere importanti passi avanti in numerosi campi che dovevano diventare fondamentali nel Rinascimento: la geometria quantitativa piana e solida, la trigonometria, l'algebra, il calcolo infinitesimale e l'astronomia�.[30]
Astrolabio d'argento dell'XI secolo Progressi sulle conoscenze ereditate fino ad allora sono rivendicate dall'allievo di Ipazia, Sinesio, che nel 399 scriveva che Ipparco, Tolomeo e i successivi astronomi �lavorarono su mere ipotesi, perch� le pi� importanti questioni non erano state ancora risolte e la geometria era ancora ai suoi primi vagiti�: ora si � ottenuto di �perfezionarne l'elaborazione�. E Sinesio fornisce un esempio di tali perfezionamenti e dell'unione di interessi teorici e pratici dall'astrolabio da lui fatto costruire e �concepito sulla base di quanto mi insegn� la mia veneratissima maestra [...] Ipparco lo aveva intuito e fu il primo a occuparsene, ma noi, se � lecito dirlo, lo abbiamo perfezionato� mentre �lo stesso grande Tolomeo e la divina serie dei suoi successori� si erano contentati di uno strumento che servisse semplicemente da orologio notturno.[31] Da queste parole si rileva che i matematici e gli astronomi del tempo di Ipazia non consideravano affatto l'opera di Tolomeo l'ultima e definitiva parola in fatto di conoscenza astronomica: al contrario, essa era correttamente ritenuta una semplice ipotesi matematica, segno che per gli astronomi alessandrini era necessario proseguire le ricerche in questo campo per giungere possibilmente alla reale comprensione della natura e della disposizione dell'universo. L'idea di un Tolomeo sistematore della realt� astronomica appartiene alla pi� tarda epoca medievale. Un altro strumento costruito su indicazioni di Ipazia fu un idroscopio: �un tubo cilindrico avente la forma e la misura di un flauto. In linea perpendicolare reca degli intagli, a mezzo dei quali misuriamo il peso dei liquidi. Da una delle estremit� � otturato da un cono fissato strettamente al tubo, in modo che unica sia la base di entrambi. � questo il cosiddetto barillio. Quando s'immerge il tubo nell'acqua, esso rimane eretto e si ha in tal modo la possibilit� di contare gli intagli, i quali danno l'indicazione del peso�.[32] La filosofia di Ipazia [modifica]
Averro� e Porfirio, XIV secolo Analoghe difficolt� presenta la ricostruzione del pensiero filosofico di Ipazia. In assenza di opere autografe e di riferimenti espliciti occorre fare ancora riferimento agli scritti del suo allievo Sinesio. Christian Lacombrade[33] dopo aver analizzato le caratteristiche degli scritti del giovane Sinesio, fondatamente influenzati dal suo soggiorno alla scuola d'Alessandria, afferma che quei primi testi �hanno necessariamente registrato, con modifiche minori che in seguito, il pensiero di quei venerati maestri che Ipazia rivelava nell'�lite dei suoi discepoli�, concludendone che nell'insegnamento di Ipazia il posto d'onore sarebbe stato tenuto da Porfirio, mentre minore rilievo vi avrebbe avuto Giamblico, sottolineando che Ipazia avrebbe soltanto illustrato il pensiero neoplatonico, senza elevarsi �a una concezione generale del mondo, non ha creato, come qualsiasi autentico filosofo, nessun sistema originale�.[34] Resta il fatto che Sinesio rimase devotissimo alla sua maestra per tutta la vita, un atteggiamento che sembra dimostrare che egli avrebbe ascoltato ad Alessandria molto pi� di una semplice esposizione del pensiero di alcuni filosofi: �Sinesio sembra aver sperimentato alla scuola d'Ipazia un'autentica conversione alla filosofia. Nei suoi Inni egli si rivela poeta metafisico di intuito religioso di notevole profondit�. Inoltre egli, come dimostrano le sue lettere a Ipazia e ad altri, fece parte per tutta la vita di un circolo di iniziati alessandrini, con i quali condivise i misteri della filosofia�.[35] Ipazia gli avrebbe insegnato a considerare la filosofia �uno stile di vita, una costante, religiosa e disciplinata ricerca della verit�.[36] Sinesio frequent� sia la scuola di Alessandria sia quella di Atene, ma �l'Atene di oggi� � scrisse al fratello Evozio � �non ha nulla di eccelso a parte i nomi delle localit� [...] al giorno d'oggi l'Egitto tiene desta la mente avendo ricevuti i semi di sapienza da Ipazia. Atene, al contrario, che fu un tempo la sede dei sapienti, viene ora onorata solo dagli apicultori�.[37]
Porfirio e Plotino A opinione del Garzya, la filosofia di Plotino fu accolta da Sinesio nell'interpretazione alessandrina � in un processo �nel quale dovette avere parte non piccola Ipazia, anche se ci sfuggono i termini� � che si distingueva sia dal neoplatonismo orientaleggiante, �in nome di un certo razionalismo�, sia dal neoplatonismo polemicamente anticristiano della scuola ateniese, �in nome d'una certa neutralit� nei confronti del cristianesimo�.[38] � allora possibile che non vi sia mai stato, nel tempo, un distacco di Sinesio dagli insegnamenti di Ipazia, conformemente �alla tradizione platonica che mostra di avere alla sua radice la relazione maestro-allievo fra Socrate e Platone�[39] e che sia pertanto individuabile in tutte le opere filosofiche di Sinesio, se non la lettera, almeno la traccia costante dell'insegnamento di Ipazia. Nell'opuscolo Dione, cos� intitolato dal nome del sofista Dione di Prusa, Sinesio delinea il rapporto esistente tra filosofia e letteratura, esprimendo cos� anche i propri personali interessi culturali.[40] Lo invi� a Ipazia nel 405, chiedendole un giudizio prima di una eventuale pubblicazione: �Se tu ritieni che lo scritto debba essere pubblicato, lo destiner� tanto ai retori quanto ai filosofi: agli uni recher� diletto, agli altri profitto, sempre che non venga respinto da te che hai la facolt� del giudizio�.[41] La filosofia � l'unit� delle conoscenze, �la scienza delle scienze�, ma � anche il mezzo con il quale l'uomo comunica tanto con i suoi simili che col dio: non si tratta, pertanto, di una comunicazione mistica o fondata su pratiche magiche, bens� razionale e tipica dell'uomo, il quale non � infatti �un puro spirito, ma uno spirito calato nell'anima di un essere vivente�.[42] Lo stesso Dione di Prusa fu nella realt� un uomo come tanti altri, di media cultura e capacit�, un oratore che per�, una volta dedicatosi, seppur tardi, alla filosofia, �si applic� a educare gli uomini, fossero re o semplici cittadini, singoli o gruppi�, abbandonando ogni retorica e ogni ricerca del successo personale nell'esclusivo interesse dell'educazione dei propri simili: e lo stesso aveva fatto Socrate, filosofo ben pi� grande, che mise a disposizione la propria sapienza a chiunque volesse indirizzarsi alla conoscenza e al bene. A capo della scuola di Alessandria [modifica] Ipazia �era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico�.[43] In questo passo, Socrate Scolastico, scrivendo intorno al 440, indica che ad Alessandria l'unica erede del platonismo interpretato da Plotino era stata Ipazia: diversamente, Ierocle, alessandrino di nascita ma formatosi ad Atene nella scuola del neoplatonico Plutarco (350-430), indica nel suo maestro l'erede della filosofia platonica in una successione che procede da Ammonio Sacca e, attraverso Origene, Plotino, Porfirio e Giamblico, giunge a Plutarco di Atene.[44] Analoga � la successione dei maestri neoplatonici indicata dal pi� tardo Proclo, anch'egli membro della scuola d'Atene.[45]
Plotino e i suoi discepoli Tale diversit� si pu� spiegare con la volont� di �mostrare che i soli veri eredi di Platone e di Plotino erano gli aderenti della teurgia giamblichea. Questo comport� la pi� completa omissione dei neoplatonici alessandrini da Ipazia a Sinesio in poi�.[46] Se pertanto si ammette la correttezza della successione delineata da Socrate Scolastico, ne deriva che Ipazia escluse dal suo insegnamento della filosofia neoplatonica la corrente magico-teurgica, indifferente, quando non ostile al cristianesimo, inaugurata da Giamblico e continuata nella scuola ateniese, per ricondurla alle fonti di Platone attraverso la mediazione di Plotino. Resta da capire il senso preciso di quel �succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino�: se cio� ella abbia �occupato la cattedra di filosofia platonica nella citt� del padre�,[47] svolgendovi la funzione del mero insegnante delle storiche dottrine filosofiche, ovvero �Ipazia aderiva a un platonismo derivato da quello di Plotino�,[48] o se invece, rifacendosi �a una tradizione pi� o meno consolidata�, proponeva �un pensiero adeguato al tempo in cui si trovava a vivere e pensare�.[49] La premessa � aveva superato �di molto tutti i filosofi del suo tempo� � non dovrebbe lasciar dubbio sul fatto che ella, almeno nell'opinione di Socrate Scolastico, fosse considerata filosofa nel senso alto del termine e degna erede di Plotino. Un'altra testimonianza proviene da Damascio, che alla fine del V secolo si stabil� ad Alessandria. Egli scrive che Ipazia �di natura pi� nobile del padre, non si accontent� del sapere che viene attraverso le scienze matematiche a cui era stata introdotta da lui ma, non senza altezza d'animo, si dedic� anche alle altre scienze filosofiche. La donna, gettandosi addosso il mantello e uscendo in mezzo alla citt�, spiegava pubblicamente a chiunque volesse ascoltarla Platone o Aristotele o le opere di qualsiasi altro filosofo�.[50] Risulterebbe dal passo che Ipazia, iniziato il suo percorso culturale dallo studio delle scienze matematiche � che sono, secondo lo concezione platonica, le scienze propedeutiche alla filosofia � fosse approdata alla �altre scienze filosofiche�, ossia alla �vera filosofia�, che raggiunge il suo culmine nella dialettica. Ma alla �vera� filosofia, a giudizio di Damascio, Ipazia non sarebbe giunta: egli scrive infatti che Isidoro, il maestro di Damascio, �era molto superiore a Ipazia, non solo come uomo rispetto a una donna, ma anche quale vero filosofo rispetto a una geometra�.[51]
Rovine di Alessandria Qui Damascio sembra rivendicare al proprio maestro e perci�, indirettamente anche a s� stesso, un'alta dignit� di filosofo, che risulterebbe diminuita se Ipazia, gi� �inferiore in quanto donna�, avesse superato Isidoro nel dominio delle scienze filosofiche. Ma esiste un'altra considerazione: �a differenza di Ipazia, Isidoro non capiva niente di geometria�,[52] essendo Isodoro sostanzialmente un retore, e pertanto il giudizio di Damascio appare in linea con la sua svalutazione della formazione filosofica basata sulle scienze matematiche anzich� sulle discipline letterarie e retoriche. Nel De dono, l'allievo di Ipazia Sinesio aveva scritto che �l'astronomia � di per se stessa una scienza di alta dignit�, ma pu� forse servire da ascesa a qualcosa di pi� alto, da tramite opportuno, a mio avviso, verso l'ineffabile teologia, giacch� il beato corpo del cielo ha sotto di s� la materia e il suo moto sembra essere ai sommi filosofi un'imitazione dell'intelletto. Essa procede alle sue dimostrazioni in maniera indiscutibile e si serve della geometria e dell'aritmetica, che non sarebbe disdicevole chiamare diritto canone di verit�.[53] Se questo passo riflette legittimamente le idee dell'astronoma Ipazia, si pu� ritenere che ella in filosofia �non si mosse alla ricerca dell'essere e del divino attraverso un discorso retorico-dimostrativo che costruisce il vero facendo a meno dei fenomeni e dell'esperienza�,[54] cos� che il giudizio negativo di Damascio �, in questo senso, del tutto conseguente con la sua personale visione della filosofia. Un altro elemento che viene sottolineato dalle fonti antiche � il pubblico insegnamento esercitato da Ipazia verso chiunque volesse ascoltarla:[55] l'immagine data di una Ipazia che insegna nelle strade sembra sottolineare un comportamento la cui audacia sembra quasi voluta, come un gesto di sfida e, a questo proposito, va rilevato che quando Ipazia comincia a insegnare, nell'ultimo decennio del IV secolo, ad Alessandria sono stati appena demoliti i templi dell'antica religione per ordine del vescovo Teofilo, una demolizione che simboleggia la volont� di distruzione di una cultura alla quale anche Ipazia appartiene e che ella � intenzionata a difendere e a diffondere. La distruzione dei templi di Alessandria [modifica]
Il vescovo Teofilo I cosiddetti decreti teodosiani, emessi dall'imperatore Teodosio tra il 391[56] e il 392,[57] avevano sancito la proibizione di ogni genere di culto pagano ed equiparato il sacrificare nei templi al delitto di lesa maest� punibile con la morte. Socrate Scolastico sottolinea la particolare insistenza del vescovo Teofilo per ottenere dall'imperatore decreti che mettessero fine ad Alessandria ai culti dell'antica religione: �per sollecitudine di Teofilo, l'imperatore ordin� di distruggere i templi degli elleni in Alessandria e questo avvenne per l'impegno dello stesso Teofilo�.[58] Fu risparmiato il tempio di Dioniso, che il vescovo ottenne in dono dall'imperatore, per essere trasformato in chiesa: gi� da anni un altro storico edificio, il Cesareo, il tempio di Augusto, era stato trasformato in cattedrale cristiana e costituiva il luogo di celebrazione pi� importante della comunit� cristiana. Una particolare resistenza opposero gli elleni alla distruzione del Serapeo, il tempio pi� antico e prestigioso della citt�, �cos� adorno di atri con amplissimi colonnati, di statue che sembrano vive e d'opere d'arte di ogni genere, che nulla vi � sulla terra di pi� fastoso all'infuori del Campidoglio�.[59] Oltre al culto di Giove Serapide, vi erano celebrati i culti di Iside e delle divinit� egizie e vi erano custoditi i loro �misteri�. Teofilo �fece tutto quello che era in suo potere per recare offesa ai misteri degli elleni�,[60] esponendo pubblicamente per dileggio gli oggetti di culto dei templi distrutti. Il gesto provoc� l'ultima resistenza degli elleni: �sconvolti dall'insolito e insospettato evento, non poterono starsene tranquilli e tramarono tra loro una cospirazione ai danni dei cristiani; dopo aver ucciso e ferito molti di loro, occuparono il tempio di Serapide�.[61] L'imperatore stesso, da Costantinopoli, appoggi� la comunit� cristiana, sollecitando gli elleni a convertirsi: questi abbandonarono il tempio, che fu occupato dai cristiani. Il giorno prima della sua distruzione Olimpio, l'ultimo sacerdote del Serapeo, fugg� in Italia. Il conflitto di potere tra il prefetto Oreste e il vescovo Cirillo [modifica]
Il vescovo di Alessandria Cirillo. Nessuna fonte attesta il comportamento tenuto da Ipazia durante queste drammatiche vicende, n� gli eventuali rapporti intercorsi tra lei e il vescovo Teofilo. Sappiamo che il risalto ottenuto nella citt� di Alessandria dalla personalit� di Ipazia � immediatamente successivo a quei fatti e coincide altres� con l�affermazione, prodottasi nell�Impero orientale, del movimento politico e culturale degli elleni, sostenitori tutti della tradizionale cultura greca indipendentemente dalle singole adesioni a una particolare religione. La loro ascesa sub� un arresto con l�avvento al potere dell�Augusta Pulcheria, nel 414, per risalire, con alterna fortuna, nei decenni successivi, fino al declino avvenuto a partire dalla seconda met� del V secolo. Il prestigio conquistato da Ipazia ad Alessandria ha una natura eminentemente culturale, ma quella sua stessa eminente cultura � la condizione dell'acquisizione, da parte di Ipazia, di un potere che non � pi� soltanto culturale: � anche politico. Scrive infatti lo storico cristiano ortodosso Socrate Scolastico:
� Per la magnifica libert� di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della citt� e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale �
(Socrate Scolastico, cit., VII, 15)
Quasi un secolo dopo, anche il filosofo Damascio riprende le sue considerazioni:
� era pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della citt� a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei, come continuava ad avvenire anche ad Atene. Infatti, se lo stato reale della filosofia era in completa rovina, invece il suo nome sembrava ancora essere magnifico e degno di ammirazione per coloro che amministravano gli affari pi� importanti del governo �
(Damascio, cit., 102)
Alla morte di Teofilo nel 412 sal� sul trono episcopale di Alessandria Cirillo: questi �si accinse a rendere l�episcopato ancora pi� simile a un principato di quanto non fosse stato al tempo di Teofilo�,[62] nel senso che con Cirillo �la carica episcopale di Alessandria prese a dominare la cosa pubblica oltre il limite consentito all�ordine episcopale�.[62] In tal modo, tra il prefetto di Alessandria Oreste, che difendeva le proprie prerogative, e il vescovo Cirillo, che intendeva assumersi poteri che non gli spettavano, nacque un conflitto politico, anche se �Cirillo e i suoi sostenitori tentarono di occultarne la vera natura e di porre la questione nei termini di una lotta religiosa riproponendo lo spettro del conflitto tra paganesimo e cristianesimo�.[63] Nel 414, durante un'assemblea popolare, alcuni ebrei denunciarono al prefetto Oreste quale seminatore di discordie il maestro Ierace, un sostenitore del vescovo Cirillo, �il pi� attivo nel suscitare gli applausi nelle adunanze in cui il vescovo insegnava�. Ierace fu arrestato e torturato, al che Cirillo reag� minacciando i capi della comunit� ebraica, e gli ebrei reagirono a loro volta massacrando un certo numero di cristiani. La reazione di Cirillo fu durissima: l'intera comunit� ebraica fu cacciata dalla citt�, i loro averi furono confiscati e le sinagoghe distrutte. �Oreste, prefetto di Alessandria, s'indign� molto per l�accaduto e prov� un gran dolore perch� una citt� tanto importante era stata completamente svuotata di esseri umani�,[64] ma non pot� prendere provvedimenti contro Cirillo, poich� per la costituzione del 4 febbraio 384 il clero veniva a essere soggetto al solo foro ecclesiastico. Nel pieno del conflitto giurisdizionale tra il prefetto e il vescovo, dai monti della Nitria intervennero a sostegno di Cirillo un gran numero di monaci, i cosiddetti parabolani. Formalmente degli infermieri, �di fatto costituivano un vero e proprio corpo di polizia che i vescovi di Alessandria usavano per mantenere nelle citt� il loro ordine�.[65] Costoro, �usciti in numero di circa cinquecento dai monasteri e raggiunta la citt�, si appostarono per sorprendere il prefetto mentre passava sul carro. Accostatisi a lui, lo chiamavano sacrificatore ed elleno, e gli gridavano contro molti altri insulti. Egli allora, sospettando un'insidia da parte di Cirillo, proclam� di essere cristiano e di essere stato battezzato dal vescovo Attico. Ma i monaci non badavano a ci� che veniva detto e uno di loro, di nome Ammonio, colp� Oreste sulla testa con una pietra�.[66] Accorsero cittadini di Alessandria, dispersero i parabolani e catturarono Ammonio conducendolo da Oreste: �questi, rispondendo alla sua provocazione pubblicamente con un processo secondo le leggi, spinse a tal punto la tortura da farlo morire. Non molto tempo dopo rese noti questi fatti ai governanti. Ma Cirillo fece pervenire all'imperatore la versione opposta�.[66] Non si sa quale fosse la versione dei fatti approntata da Cirillo, ma la si pu� immaginare dal fatto che il vescovo fece collocare il cadavere di Ammonio in una chiesa e, cambiatogli il nome in Thaumasios � �ammirevole� � lo elev� al rango di martire, come se fosse morto per difendere la sua fede. �Ma chi aveva senno, anche se cristiano, non approv� l'intrigo di Cirillo. Sapeva, infatti, che Ammonio era stato punito per la sua temerariet� e non era morto sotto le torture per costringerlo a negare Cristo�.[66] Infatti, lo stesso Cirillo �si adoper� per far dimenticare al pi� presto l'accaduto con il silenzio�.[66] Uccisione di Ipazia [modifica]
C. W. Mitchell: La morte di Ipazia In questo clima matur� l'omicidio di Ipazia, poich�, riferisce lo storico della Chiesa Socrate Scolastico, �s'incontrava alquanto di frequente con Oreste, l'invidia mise in giro una calunnia su di lei presso il popolo della chiesa, e cio� che fosse lei a non permettere che Oreste si riconciliasse con il vescovo�.[67] Era il mese di marzo del 415, e correva la quaresima:[68] un gruppo di cristiani �dall'animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala gi� dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci.[69] Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procur� non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo�.[67] Il filosofo pagano Damascio si era recato ad Alessandria intorno al 485, quando ancora �vivo e denso di affetto era il ricordo dell'antica maestra nella mente e nelle parole degli alessandrini�.[70] Divenuto poi scolarca della scuola di Atene, scrisse, cento anni dopo la morte di Ipazia, la sua biografia. In essa sostiene la diretta responsabilit� di Cirillo nell'omicidio, pi� esplicitamente di quanto non faccia Socrate Scolastico: accadde che il vescovo, vedendo la gran quantit� di persone che frequentava la casa di Ipazia, �si rose a tal punto nell'anima che tram� la sua uccisione, in modo che avvenisse il pi� presto possibile, un'uccisione che fu tra tutte la pi� empia�.[71] Anche Damascio rievoca la brutalit� dell'omicidio: �una massa enorme di uomini brutali, veramente malvagi [...] uccise la filosofa [...] e mentre ancora respirava appena, le cavarono gli occhi�.[72] Dopo l'uccisione di Ipazia fu aperta un'inchiesta. A Costantinopoli regnava di fatto Elia Pulcheria, sorella del minorenne Teodosio II (408-450), che era vicina alle posizioni del vescovo Cirillo d'Alessandria[73] e come il vescovo fu dichiarata santa dalla Chiesa.[74] Il caso fu archiviato, sostiene Damascio, a seguito dell'avvenuta corruzione di funzionari imperiali.[75] Anche secondo Socrate Scolastico, la corte imperiale fu corresponsabile della morte di Ipazia, non essendo intervenuta, malgrado le sollecitazioni del prefetto Oreste, a porre fine ai disordini precedenti l'omicidio. Tesi condivisa da Giovanni Malalas, secondo il quale l'imperatore Teodosio �amava Cirillo, il vescovo di Alessandria. In questo periodo gli alessandrini, col permesso del vescovo (Cirillo) di fare da s�, bruciarono Ipazia, un'anziana donna (#960;#945;#955;#945;#953;#945; #947;#965;#957;#951;), filosofa insigne, da tutti considerata grande�.[76]
Wikipedia parla di dissenso del vescovo Cirillo di Alessandria di fronte al massacro di Ipazia, ma questo non � tuttavia reale, in quanto Cirillo di Alessandria � da molti ritenuto il mandante dell'efferato omicidio della donna... Un uomo che oggi viene venerato come santo e dottore della Chiesa, un santo immeritevole. Volevo riportarvi questa storia di enorme coraggio per far balzare agli occhi quanto l'ignoranza, gi� presente nella Chiesa delle origini, abbia seminato odio e distruzione. Ipazia d'Alessandria � per me un esempio da seguire, una donna che ci insegna che bisogna lottare a fondo per ci� in cui si crede anche a costo della vita. Se siete interessati alla sua storia, al tempo in cui lei viveva, tempo in cui i cristiani e i pagani si facevano continuamente guerra, fino all'avvento di Teodosio che fece perseguitare i pagani, allora non vi resta che guardare il film, peraltro molto bello, che racconta di lei e delle vicende a lei legate... Questo il trailer:
http://www.youtube.com/watch?v=A5-DyM749Bo � possibile anche trovare il film intero su youtube. Ditemi cosa ne pensate e buona visione
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Elicone: Buongiorno Caligola. Caligola: Buongiorno Elicone. Elicone: Sembri affaticato. Caligola: Ho camminato molto. Elicone: S�, la tua assenza � durata a lungo. Caligola: Era difficile da trovare. Elicone: Che cosa? Caligola: Ci� che volevo. Elicone: E che volevi? Caligola: La luna. Elicone: Che? Caligola: La luna. S�, volevo la luna. Elicone: Ah, e per fare cosa? Caligola: � una delle cose che non ho. Elicone: Sicuramente. E adesso � tutto a posto? Caligola: No, non ho potuto averla. S�, ed � per questo che sono stanco. Tu pensi che io sia pazzo. [...] Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato cos� ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cos� come sono non mi sembrano soddisfacenti. Elicone: � un'opinione abbastanza diffusa. Caligola: � vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo cos� com'� fatto non � sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicit� o dell'immortalit� , di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo. Elicone: � un ragionamento che sta in piedi. Ma, in generale, non lo si pu� sostenere fino in fondo, non lo sai? Caligola: � perch� non lo si sostiene mai fino in fondo che non lo si sostiene fino in fondo. E non si ottiene nulla. Ma basta forse restare logici fino alla fine. |
Modificato da - Moon Light in Data 21/01/2013 16:38:00
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