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Piccolo Principe
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Inserito il - 03/05/2005 : 14:51:39
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Errori giudiziari
La giustizia, purtroppo a volte, da strumento di difesa dei cittadini diventa il suo boia. La macchina giudiziaria pu� trasformare innocenti in colpevoli e trascinare i malcapitati in un vero inferno che distrugge la vita. Secondo un indagine dell'istituto di ricerca Eurispes nell'arco degli ultimi cinquant'anni risulta che sono 4 milioni gli italiani vittime di svarioni giudiziari: dichiarati colpevoli, arrestati e solo dopo un tempo pi� o meno lungo, rilasciati perch� innocenti. Un dato che al ministero dl Giustizia non confermano, e che � stato ricavato da un'analisi delle sentenze e delle scarcerazioni per ingiusta detenzione nel corso di cinque decenni. Da un� indagine del Ministero del Tesoro sulle somme pagate dalla giustizia italiana per errori giudiziari risulta che la corte d'appello di Genova ha da sola il 44 % di condanne per errore giudiziario per aver emesso sentenze che hanno causato ingiusta detenzione. Anche Napoli, Palermo, Reggio Calabria sono state condannate per aver emesso sentenze che hanno causato ingiusta detenzione, con il 9% di risarcimenti in denaro. Indietro nella classifica anche per il bacino di utenza Milano e Roma con solo il 4 e 6%.
Il problema dell'errore giudiziario � uno spettro che ha segnato molte persone: inquietante � la vicenda avvenuta al sig. Daniele Barill� di Genova.
Daniele Barill�: 7 anni e mezzo in carcere per un banale scambio di persona.
Vi siete mai chiesti quanto pu� valere un anno di vita� Cosa si pu� fare in sette anni? Quanti posti si possono vedere? Quante persone conoscere? Sette anni passati in carcere. Sette anni reclusi vissuti nell'incubo perch� innocenti. Questo � quello che ha passato Daniele Barill�: sette anni passati dietro le sbarre per un banale scambio di persona.
Quanti anni aveva quando � iniziato il calvario? D. Barill�: Avevo poco pi� di 30 anni. La mia era una vita normale, avevo una piccola azienda bene avviata. Mi ero appena comprato casa�.ero una persona normale, felice.
Facciamo un passo indietro e raccontiamo dall'inizio questa allucinante storia di ordinaria giustizia: Lei stava andando a prendere la sua ragazza quando e' stato fermato ad un posto di blocco dai Carabinieri. Che cosa e' successo dopo? D. Barill�: Era la sera di san Valentino, il 14 febbraio del '92, avevo appuntamento con la mia fidanzata che dovevo passare a prendere per festeggiare. A Nova Milanese ad un posto di blocco mi fermano i Carabinieri. Dopo mezz'ora di controlli mi portano in caserma, l� cominciano ad interrogarmi ad insultarmi e a picchiarmi con il calcio della pistola e cos� per dodici ore. Mi accusano di essere un corriere della droga, mi dicono che doveva fare da staffetta per un carico di 50 chili di cocaina: un testimone mi avrebbe riconosciuto. Naturalmente nell'auto non � stato trovato neppure un grammo di droga, ma poco importa la vettura, dicono, � la stessa del corriere. Da l� in poi l'incubo � diventato realt�. Mi portarono in galera e le sbarre si chiusero dietro di me.
Quando ha cominciato a realizzare che l'equivoco sulla sua persona non era cos� evidente e che non sarebbe stato scarcerato? D. Barill�: All'inizio pensavo che da un giorno all'altro tutto si sarebbe chiarito, risolto; invece sono passati mesi, poi anni. Ma io non mi davo per vinto, ero innocente e avrei fatto di tutto per dimostrarlo.
Come era la sua vita in carcere? come affrontava le sue giornate da recluso sapendo di essere innocente? D. Barill�: L� dentro non � facile. La giornata dei carcerati � impostata per farti dormire, pi� dormi e pi� il tempo passa veloce e meno noie dai alle guardie giudiziarie. Si vive in una sorta di limbo temporale. Spesso ci venivano somministrate delle pasticche di valium per agevolare il nostro stato di sonnolenza. Io non volevo essere come gli altri, volevo essere sveglio, cosciente. Cercavo di fare attivit� fisica, correvo tutti i giorni, non volevo farmi domare.
Lei � stato rinchiuso per sette anni e mezzo; in prigione ed era innocente! Come e' stato possibile che l'equivoco basato sullo scambio di persona sia durato cos� a lungo? Alla fine come si sono convinti che Daniele Barill� non era il trafficante di droga che stavano cercando?! D. Barill�: Le mie accuse erano basate solamente sulle dichiarazioni di un famoso comandante del Ros, il capitano Ultimo. Lui era cos� convinto che fossi io il corriere che nessuno si � preso la briga di verificare. Per i Magistrati il mio caso era talmente assurdo che non poteva non essere vero. Ma alla fine, dopo che lo stesso Cap. Ultimo fu inquisito, decisero di rivedere le mie accuse e gli errori madornali fatti nel mio caso emersero lampanti.
E' arrivato ad odiare la giustizia? D. Barill�: No, non ho mai smesso di credere nella giustizia e continuer� a crederci, ma da tempo ho smesso di credere negli uomini�..
Purtroppo durante la sua detenzione lei ha perso suo padre. Le hanno dato la possibilit� di andarlo a salutare per l'ultima volta? D. Barill�: Questo � stato un momento dolorosissimo.Un giorno arriva un secondino nella mia cella e mi dice vestiti ti portiamo al funerale di tuo padre. Tutto senza spiegazioni. Ma la cosa pi� allucinante fu che mi fecero entrare dentro al cimitero solo dopo che tutte le persone erano andate via; come se fossi un pericolosissimo assassino. Questa umiliazioni mi rimarr� dentro per sempre.
Daniele Barill� e' stato processato tre volte e tutte e tre le volte � stato giudicato innocente. Alla fine e' stato assolto con formula piena. Da poco � terminata la causa per il risarcimento. Gli sono stati riconosciuti 4 milioni di euro. Questi soldi sono sufficienti a ricomprare, a restituirle gli anni e le cose che ha perso stando in carcere? D. Barill�: Nulla potr� restituirmi quello che ho perso, la mia giovinezza, la mia spensieratezza, mio padre.
Avv. Mauro Ferrando, difensore di Daniele Barill�, come vengono calcolati i risarcimenti? come si fa a dare un valore ad un anno di vita? Avv. M. Ferrando: Sono state stilate delle tabelle standard per tutti, dove, in base all'et�', al lavoro, al reddito ed altri fattori viene calcolato il danno e quindi il risarcimento. Ovviamente queste tabelle non possono calcolare la soggettiva potenzialit� e la sofferenza di una persona. Daniele Barill� aveva dei sogni, dei sentimenti, una ragazza ed un padre prima di finire in carcere, ora non ha pi� niente! Come si fa a dare un valore a queste cose? Basta una tabella?!
Lei in tutti questi anni ha perso la casa ed il lavoro . Come pensa che spender� questo denaro? Ha mai pensato di lasciare l'Italia? D. Barill�: Si ho perso tutto. L'azienda perch� nessuno poteva occuparsene, la casa per pagarmi le spese processuali. Ho pensato spesso di andarmene, magari in un posto esotico�ma per ora non so. Mi sono appena sposato e quindi qualsiasi decisione dovr� essere presa insieme a mia moglie. Ci rifaremo una vita.
Dopo 4 anni di causa per ottenere un "giusto" risarcimento alla fine Daniele Barill� ha vinto e ha avuto un risarcimento record, che sar� il ministero dell'Economia a pagare. Ha ottenuto tre miliardi in pi� rispetto al totale dei risarcimenti pagati dallo Stato nei primi quattro mesi del 2001, ultimo dato rilevato, che ammontano a circa 5 miliardi. Una media di 25 milioni per ciascun richiedente. Le domande annuali dal '96 ad oggi sono all'incirca un migliaio l'anno. Il picco � stato raggiunto nel 2001, con 1.263 richieste. E ora il caso del signor Barill� rischia di far impennare il "mercato" dei risarcimenti di giustizia.
Il caso Tortora: una pagina nera della giustizia italiana.
Enzo Tortora era il conduttore della seguitissima trasmissione Rai "Portobello" seguita da ben 28 milioni di telespettatori. La sua figura pubblica, certamente, non era a tutti gradita. All'improvviso, dalla procura di Napoli, part� un indagine sulla base delle accuse di alcuni pentiti: Associazione a delinquere di stampo camorristica finalizzato al traffico di droga. Affiliato, secondo i pentiti, alla Nuova Camorra Organizzata. Tra gli indizi un nome scritto su un agendina di un boss: T��a con un numero telefonico. Solo dopo lungo tempo si sapr� che quel nome non era "Tortora", ma "Tortosa" e che il recapito del telefono non era quello del presentatore. (Nel maggio dell�82 il Parlamento aveva votato la "legge sui pentiti", per cui molti delinquenti ebbero degli importanti sconti di pena in cambio di una presunta collaborazione con la giustizia. Durante gli anni della lotta armata politica le dichiarazioni dei pentiti avevano funzionato contro il terrorismo e allora si pens� di utilizzarli anche contro il crimine organizzato.) Nel giugno del 17 giugno 1984 Enzo Tortora � divenuto il simbolo delle tragedie della giustizia italiana � viene eletto deputato europeo nelle liste dei radicali che ne sosterranno sempre le battaglie libertarie. Il 17 settembre 1985 (ad oltre due anni dall'arresto) Tortora viene condannato a dieci anni di galera. Nonostante l'evidenza, le accuse degli 11 "pentiti" (definiti da un giornale "la nazionale della menzogna") hanno retto al dibattimento. Con un gesto nobile � rinunciando all'immunit� parlamentare - l'ex presentatore si consegna il 29 dicembre 1985. Rester� agli arresti domiciliari. Il 15 settembre 1986 (a pi� di tre anni dall'inizio del suo dramma) Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla corte d'Appello di Napoli. Il 20 febbraio 1987 torna sugli schermi televisivi di Portobello. Il 17 marzo 1988 viene definitivamente assolto dalla Cassazione.
Forse il pi� inquietante degli errori giudiziari, per le conseguenze e le dinamiche che ebbe, fu il caso Tortora. Un uomo innocente accusato di associazione camorristica e di spaccio di droga. Una vicenda che in quegli anni, gli anni 80, spacc� il paese in due e divenne l'emblema degli errori giudiziari. Silvia Tortora � la figlia maggiore di Enzo.
Venerd� 17 giugno del 1983 Enzo Tortora fu arrestato, prelevato alle 4 di mattina nella sua stanza in un albergo romano. Quello fu il giorno dell'inizio del calvario per Enzo e per al sua famiglia. Lei aveva 20 anni, come cambi� la sua vita? e quella della sua famiglia? S. Tortora: Fu completamente stravolta. Inoltre il fatto che mio padre fosse un personaggio noto ci espose alla gogna dei commenti di tutti, dovunque andassimo il nome Tortora correva sulla bocca della gente. Per me che ero abituata a vedere mio padre con un occhio di rispetto fu un trauma.
Durante i mesi della detenzione lei tenne una fitta corrispondenza con suo padre. Che cosa vi scrivevate? S. Tortora: Il rapporto tra me e mio padre cambi� completamente. Prima tra noi c'era il classico scontro tra figlia adolescente un p� ribelle e padre borghese che incarna la morale e la tradizione. In quelle lettere ebbi l'occasione di conoscere veramente Enzo, conobbi un padre sensibile e fragile, che aveva un grande bisogno di me, della sua bambina.
Il Caso Tortora mise alla luce alcuni aspetti inquietanti del nostro sistema giudiziario, sociale e dell'informazione. Una vera e propria gogna mediatica, come � stata definita. Quale � stata la responsabilit� dei giornalisti nel caso Enzo Tortora?! S. Tortora: Fu enorme. Una vera vergogna per il nostro Paese. Sin dall'inizio le immagini di mio padre in manette fecero il giro di tutte le televisioni e di tutti i giornali. Titoli cubitali su ogni quotidiano. Giornalisti lanciati in accuse e congetture, solo per dire la loro sul "Caso Tortora". Una gogna mediatica mai verificatasi prima. Dopo la sentenza di innocenza molti giornalisti si affrettarono a domandargli scusa. Per ultimo lo stesso giornalista dl Tg1 e conduttore Franco Di Mare, mi ha porto le sue scuse per gli articoli contro mio padre che aveva pubblicato all'epoca dell'arresto.
Con una decisione coerente il 29 dic. 1985 Enzo Tortora si dimette da Europarlamentare e si consegna alle forze dell'ordine rinunciando all'immunit�. Enzo Tortora quindi aveva ancora fiducia nella giustizia? S. Tortora: Mio padre non ha mai smesso di credere nella giustizia; lui non credeva nel modo in cui viene esercitata nel nostro paese, nel comportamento arrogante di alcuni magistrati e nei metodi sbrigativi di alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine. Lui voleva vivere la sua esperienza con la giustizia come ognuno, senza favoritismi, voleva essere vicino ai tanti che come lui avevano subito e subivano errori giudiziari.
Il 15 settembre 1986, tre anni dopo il primo arresto Enzo Tortora viene assolto con formula piena dal processo di Appello. Il caso Tortora aveva spaccato il paese dividendolo in innocentisti e colpevolisti? Perch� tutta questa passione attorno a suo padre? S. Tortora: Perch� era un personaggio pubblico dalla faccia pulita, dall'origine borghese e dalla morale integerrima. Ci si schierava o ci si opponeva ad un idea, ad un tipo di italiano che in quegli anni era ben definito. Invidie e risentimenti della gente e dei colleghi, un caso per molti aspetti troppo particolare per avere dei precedenti.
Il 20 febbraio 1987 torna alla televisione a Portobello, ripartendo la dove era stato interrotto. Perch� suo padre torn� a fare televisione? S. Tortora: Era l'unico modo che aveva per poter riscattare a pieno la sua immagine. Mi confess� che era stanco e che gli sarebbe piaciuto ritirarsi, ma la sua missione non era ancora finita. La televisione gli dava anche l'occasione di diventare la voce di tutti quelli che subivano ingiustizie e non avevano i mezzi per farsi sentire. Lui voleva diventare quella voce. Subito dopo la sua assoluzione mio padre si rec� in Sardegna a pregare sulla tomba di Aldo Scardella. Un ragazzo di 20 anni che si era impiccato in carcere, arrestato ed imprigionato per errore. Non aveva avuto la forza di resistere. Ennesimo caso di giustizia ingiusta.
Il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore stroncato da un tumore, aveva 59 anni.
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Ambros
Virtuoso partecipante
  

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Inserito il - 04/05/2005 : 00:26:07
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Citazione: [quote]Messaggio inserito da Piccolo Principe
Errori giudiziari Lei � stato rinchiuso per sette anni e mezzo; in prigione ed era innocente! Come e' stato possibile che l'equivoco basato sullo scambio di persona sia durato cos� a lungo? Alla fine come si sono convinti che Daniele Barill� non era il trafficante di droga che stavano cercando?! D. Barill�: Le mie accuse erano basate solamente sulle dichiarazioni di un famoso comandante del Ros, il capitano Ultimo. Lui era cos� convinto che fossi io il corriere che nessuno si � preso la briga di verificare. Per i Magistrati il mio caso era talmente assurdo che non poteva non essere vero. Ma alla fine, dopo che lo stesso Cap. Ultimo fu inquisito, decisero di rivedere le mie accuse e gli errori madornali fatti nel mio caso emersero lampanti.
Assurdo che nessuno si fosse preso la briga di verificare. Ci dovrebbe essere una legge che impone la verifica immediata delle prove da parte di pi� persone. |
Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina,costudisci, reggi governa me, che ti fui affidato dalla piet� celeste amen |
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Ambros
Virtuoso partecipante
  

338 Messaggi |
Inserito il - 04/05/2005 : 00:38:51
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Citazione: Il caso Tortora: una pagina nera della giustizia italiana.
All'improvviso, dalla procura di Napoli, part� un indagine sulla base delle accuse di alcuni pentiti: Associazione a delinquere di stampo camorristica finalizzato al traffico di droga. Affiliato, secondo i pentiti, alla Nuova Camorra Organizzata. Tra gli indizi un nome scritto su un agendina di un boss: T��a con un numero telefonico. Solo dopo lungo tempo si sapr� che quel nome non era "Tortora", ma "Tortosa" e che il recapito del telefono non era quello del presentatore.
Nelle parole sottolineate c� demenza scusate!!!!! E poi anche se quel nome fosse stato Tortora e il numero il suo bisogna arrestare una persona per questo???? Certo, se parlano i pentiti bisogna alzare subito le orecchie, ma bisognava verificare l'agenda subito!!!
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Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina,costudisci, reggi governa me, che ti fui affidato dalla piet� celeste amen |
Modificato da - Ambros in data 04/05/2005 00:47:48 |
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Ambros
Virtuoso partecipante
  

338 Messaggi |
Inserito il - 04/05/2005 : 01:59:32
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Sinceramente mi ha molto innervosito il post di Piccolo Principe. Io, se dovessi andare in carcere per qualcosa che non ho commesso,esigo l' immediato dialogo a 4 occhi con chi invece sostiene il contrario, in base a prove non provabili, false e facilmente smontabili dalla verit�.
Inoltre ha fatto bene Piccolo Principe ha chiamare la discussione: Gustizia "umana", ma aggiugerei (come ho fatto) le virgolette |
Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina,costudisci, reggi governa me, che ti fui affidato dalla piet� celeste amen |
Modificato da - Ambros in data 04/05/2005 02:06:01 |
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Angelo
AI PIEDI DEL MAESTRO
    
Regione: Piemonte
Prov.: Torino
Citt�: Torino
1559 Messaggi |
Inserito il - 04/05/2005 : 09:11:30
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E Complicato dare un giudizio in questo paese,senza incorrere in una eticheta politica,e non parliamo della Giustizia un vero dramma tutto Italiano,dove in realt� il senso di diritto e piegato a questa o quella posizione politica.Un dramma anche perch� non si vedono svolte reali tali da dare al cittadino la sensazione che lo stesso ordinamento giuridico si muova secondo etiche di diritto e non di parte.Oltre ai casi Tortora,possiamo fare un lungo elenco,di semplici cittadini,e personalit� politiche anche importanti. penso che il compito per� di un cittadino,sia quello di non schierarsi con questo o quello schieramento politico(anche tra i Giudizi esiste una grave menomazione di schieramento politico)ma di esigere una magistrattura libera indipendente,ma che risponda dei propri errori,speccie quando essi violano la libert� di un individuo.   |
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white bird
Partecipante Veterano
   

Citt�: Palermo
369 Messaggi |
Inserito il - 04/05/2005 : 13:19:58
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[quote]Messaggio inserito da Piccolo Principe
Errori giudiziari
La giustizia, purtroppo a volte, da strumento di difesa dei cittadini diventa il suo boia. La macchina giudiziaria pu� trasformare innocenti in colpevoli e trascinare i malcapitati in un vero inferno che distrugge la vita. Secondo un indagine dell'istituto di ricerca Eurispes nell'arco degli ultimi cinquant'anni risulta che sono 4 milioni gli italiani vittime di svarioni giudiziari: dichiarati colpevoli, arrestati e solo dopo un tempo pi� o meno lungo, rilasciati perch� innocenti.
E' vero di questi casi ne succedono parecchi, ma almeno Daniele Barill� alla fine ha vinto, ha avuto la sua rivincita, la DIVINA PROVVIDENZA ha agito in suo favore. Immaginate invece chi � stato giustiziato da innocente in quei paesi dove vige la pena capitale, dopo l'esecuzione, anche se riconosciuto innocente, ormai il danno � irreversibile. Che DIO ci assista e protegga da questi errori. Pu� capitare a chiunque. Colibr� |
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postman
Osservatore silenzioso
Regione: Sardegna
Prov.: Cagliari
Citt�: cagliari
1 Messaggi |
Inserito il - 25/06/2005 : 15:50:37
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Vi racconto un'altro sconcertante fatto di mala iustitia...in parte legato al caso Tortora.. ve lo racconto con l'intervista al fratello del mio amico aldo, morto innocente in carcere IL CASO SCARDELLA-STORIA DI MALA IUSTITIA ( Di Roberto Pinna )
Aldo Scardella, nato a Cagliari nel 1961. Il ragazzo partecip� in prima persona alle iniziative studentesche che negli anni settanta animarono le scuole Cagliaritane, distinguendosi per il suo impegno sociale e l�amore per la giustizia. Il 2 luglio 1986, alle ore 15.00 circa, dopo sei mesi di isolamento, Aldo Scardella, accusato dell�omicidio al �Bevimarket� di Via Donoratico a Cagliari, avvenuto nella antivigilia di Natale, consum� le sue ultime ore di vita tra le sordide pareti di una cella� da innocente. Era innocente. Era stato arrestato il 29 dicembre 1985 senza concreti indizi e mai interrogato dal giudice istruttore Anche prima della condanna definitiva dei veri responsabili.. avvenuta molti anni dopo. Sulla sua tomba, dopo la soluzione della sua intricata ed assurda vicenda giudiziaria, and� a pregare Enzo Tortora. Sentiamo la testimonianza del fratello.
Domanda: Il caso Scardella, che circa vent�anni fa ebbe una forte eco sugli organi di informazione, e che fece scaturire varie interrogazioni Parlamentari, pare finito nel dimenticatoio, cosa ne pensa ?
Cristiano Scardella : Un errore giudiziario non pu� essere dimenticato, soprattutto se la persona interessata � morta. Penso sia giusto ridare a questa persona dignit�, e giustizia per i familiari.
Domanda :Quali fatti e circostanze non sono stati ancora chiariti ?
C. Scardella : non sono chiare le vere motivazioni del suo arresto, il perch� di una cos� lunga e dura detenzioni. Cos� come non sono chiare le circostanze relative alla sua morte in carcere. E� molto strana la telefonata, un giorno prima della sua morte, dal carcere verso l�ufficio istruzione; e poi vi � la questione metadone : in alcuni documenti si dice che era in terapia, altri riscontri dicono esattamente il contrario.
Domanda : Quali furono le circostanze, a partire dall�arresto di suo fratello, che ritiene siano perlomeno discutibili ?
C. Scardella :Arrivarono a mio fratello perch� una fonte non identificata dalla autorit� giudiziaria lo avrebbe visto, due o tre giorni prima del delitto, passare vicino al market( lui abitava a circa cento metri), ma quando gli investigatori arrivarono a casa nostra non dissero le vere motivazioni delle loro indagini, dissero che stavano cercando armi. Nel rapporto che fece un ispettore si dice che �qualcuno lo port� in causa come l�autore della rapina�, pur sapendo che la fonte faceva riferimento al qualche giorno prima. Gli indizi che portarono al suo arresto erano veramente inesistenti : nei pressi di casa nostra trovarono un passamontagna( presumibilmente usato dai banditi). Mio fratello non aveva un alibi, e siccome i banditi scapparono in un mandorleto vicino alla nostra abitazione, per gli investigatori era chiaro che mio fratello era implicato. La prova del �guanto di paraffina� risult� negativa, cos� come risult� negativa la �prova di annusamento� dei cani del reperto passamontagna. Secondo il mi parere non vi erano indizi, ma solo sospetti. Il Tribunale della libert�, valutando questi elementi, non separatamente l�uno dall�altro ma unitariamente, li consider� � rilevanti e concludenti�. Inoltre, l�inchiesta venne formalizzata oltre il quarantesimo giorno dall�inizio dell�iter previsto dalla legge, a questo punto doveva essere scarcerato automaticamente per decorrenza dei termini, ma ci� non avvenne perch�, probabilmente, non essendo prevista nessuna sanzione per l�inosservanza delle richiamate norme, non vi era pericolo di nullit� ed inefficacia dell�ordine di cattura. Il G. I. doveva obbligatoriamente interrogarlo, svolti tre interrogatori ed una ricognizione, si dimentic� di mio fratello per ben cinque mesi.
Domada : quali erano, dunque, le prove a supporto della inchiesta avviata ?
C. Scardella : La prova era che riconobbero Aldo ( soprattutto nella corporatura), ma questo venne a cadere in un provvedimento che emise il P.M., in pratica l�ordine di cattura era basato sul rapinatore che spar� per primo( riconosciuto nella corporatura di Aldo), ma la prova del �guanto di paraffina� risult� a favore di mio fratello. Il P.M., nonostante questo, dichiar� nel provvedimento che se pure il mio congiunto non aveva sparato poteva essere tra quelli che avevano partecipato alla rapina. Tale anomalia non fu valutata dal G.I. e dal Tribunale della Libert�. Si indag� solo su mio fratello, egli non era un pregiudicato, cio� non faceva parte della malavita. In questi ambienti, ben conosciti dagli inquirenti, non si indag�, le indagini si concentrarono solo su di lui.
Domanda : cosa ha fatto, e sta facendo, per ottenere, finalmente, giustizia ?
C. Scardella :Sto facendo di tutto, con vari esposti, questo per rivalutare la figura di mio fratello, ordinare e far chiarezza su tutta la situazione processuale, per dimostrare, nero su bianco, che mio fratello � stato �praticamente ammazzato�.
Domanda: mi pu� parlare delle condizioni detentive, e delle condizioni psico-fisiche di suo fratello, durante i circa sei mesi di isolamento?
C. Scardella: in quei sei mesi lo annullarono come uomo, lo indebolirono fisicamente e psichicamente; gli negarono tutti i diritti, come quello di comunicare con i familiari e poter avere regolari colloqui con i parenti e con il difensore. Non gli permettevano di farsi la barba e di tagliarsi i capelli, se non dopo molte richieste, n� di appendere dei poster nella sua cella.
Domanda : cosa ha pensato, dopo molti anni dalla morte di suo fratello, quando ha saputo della condanna dei veri colpevoli ?
C. Scardella : C�� una verit� processuale che dice che Aldo era innocente, completamente estraneo ai fatti, ma nessuno ha chiesto scusa.
Domanda : Chi pu� aiutarla, sedondo Lei, per fare definitivamente luce sulla vicenda ?
C. Scardella : Sulla vicenda pu� far luce la Magistratura ed il Ministero della Giustizia. Ma dopo un esposto fatto alla Procura di Roma ho ottento l�ennesima archiviazione.
Roberto Pinna 15/6/2005
L�intervistatore Roberto Pinna e l�intervistato Cristiano Scardella, secondo le vigenti norme di legge autorizzano la pubblicazione della presente intervista e l�uso dei dati personali.
Roberto Pinna Via Tolmino,22 09122 Cagliari |
roberto Pinna |
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Piccolo Principe
ASLAN
    

3730 Messaggi |
Inserito il - 25/06/2005 : 16:00:55
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| Grazie carissimo Roberto..... |
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Prediletta
Appassionato partecipante
 
Regione: Italy
Prov.: genova
Citt�: genova
58 Messaggi |
Inserito il - 27/06/2005 : 23:22:34
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Citazione: Messaggio inserito da Piccolo Principe
Errori giudiziari
La giustizia, purtroppo a volte, da strumento di difesa dei cittadini diventa il suo boia. La macchina giudiziaria pu� trasformare innocenti in colpevoli e trascinare i malcapitati in un vero inferno che distrugge la vita. Secondo un indagine dell'istituto di ricerca Eurispes nell'arco degli ultimi cinquant'anni risulta che sono 4 milioni gli italiani vittime di svarioni giudiziari: dichiarati colpevoli, arrestati e solo dopo un tempo pi� o meno lungo, rilasciati perch� innocenti. Un dato che al ministero dl Giustizia non confermano, e che � stato ricavato da un'analisi delle sentenze e delle scarcerazioni per ingiusta detenzione nel corso di cinque decenni. Da un� indagine del Ministero del Tesoro sulle somme pagate dalla giustizia italiana per errori giudiziari risulta che la corte d'appello di Genova ha da sola il 44 % di condanne per errore giudiziario per aver emesso sentenze che hanno causato ingiusta detenzione. Anche Napoli, Palermo, Reggio Calabria sono state condannate per aver emesso sentenze che hanno causato ingiusta detenzione, con il 9% di risarcimenti in denaro. Indietro nella classifica anche per il bacino di utenza Milano e Roma con solo il 4 e 6%.
Il problema dell'errore giudiziario � uno spettro che ha segnato molte persone: inquietante � la vicenda avvenuta al sig. Daniele Barill� di Genova.
Daniele Barill�: 7 anni e mezzo in carcere per un banale scambio di persona.
Vi siete mai chiesti quanto pu� valere un anno di vita� Cosa si pu� fare in sette anni? Quanti posti si possono vedere? Quante persone conoscere? Sette anni passati in carcere. Sette anni reclusi vissuti nell'incubo perch� innocenti. Questo � quello che ha passato Daniele Barill�: sette anni passati dietro le sbarre per un banale scambio di persona.
Quanti anni aveva quando � iniziato il calvario? D. Barill�: Avevo poco pi� di 30 anni. La mia era una vita normale, avevo una piccola azienda bene avviata. Mi ero appena comprato casa�.ero una persona normale, felice.
Facciamo un passo indietro e raccontiamo dall'inizio questa allucinante storia di ordinaria giustizia: Lei stava andando a prendere la sua ragazza quando e' stato fermato ad un posto di blocco dai Carabinieri. Che cosa e' successo dopo? D. Barill�: Era la sera di san Valentino, il 14 febbraio del '92, avevo appuntamento con la mia fidanzata che dovevo passare a prendere per festeggiare. A Nova Milanese ad un posto di blocco mi fermano i Carabinieri. Dopo mezz'ora di controlli mi portano in caserma, l� cominciano ad interrogarmi ad insultarmi e a picchiarmi con il calcio della pistola e cos� per dodici ore. Mi accusano di essere un corriere della droga, mi dicono che doveva fare da staffetta per un carico di 50 chili di cocaina: un testimone mi avrebbe riconosciuto. Naturalmente nell'auto non � stato trovato neppure un grammo di droga, ma poco importa la vettura, dicono, � la stessa del corriere. Da l� in poi l'incubo � diventato realt�. Mi portarono in galera e le sbarre si chiusero dietro di me.
Quando ha cominciato a realizzare che l'equivoco sulla sua persona non era cos� evidente e che non sarebbe stato scarcerato? D. Barill�: All'inizio pensavo che da un giorno all'altro tutto si sarebbe chiarito, risolto; invece sono passati mesi, poi anni. Ma io non mi davo per vinto, ero innocente e avrei fatto di tutto per dimostrarlo.
Come era la sua vita in carcere? come affrontava le sue giornate da recluso sapendo di essere innocente? D. Barill�: L� dentro non � facile. La giornata dei carcerati � impostata per farti dormire, pi� dormi e pi� il tempo passa veloce e meno noie dai alle guardie giudiziarie. Si vive in una sorta di limbo temporale. Spesso ci venivano somministrate delle pasticche di valium per agevolare il nostro stato di sonnolenza. Io non volevo essere come gli altri, volevo essere sveglio, cosciente. Cercavo di fare attivit� fisica, correvo tutti i giorni, non volevo farmi domare.
Lei � stato rinchiuso per sette anni e mezzo; in prigione ed era innocente! Come e' stato possibile che l'equivoco basato sullo scambio di persona sia durato cos� a lungo? Alla fine come si sono convinti che Daniele Barill� non era il trafficante di droga che stavano cercando?! D. Barill�: Le mie accuse erano basate solamente sulle dichiarazioni di un famoso comandante del Ros, il capitano Ultimo. Lui era cos� convinto che fossi io il corriere che nessuno si � preso la briga di verificare. Per i Magistrati il mio caso era talmente assurdo che non poteva non essere vero. Ma alla fine, dopo che lo stesso Cap. Ultimo fu inquisito, decisero di rivedere le mie accuse e gli errori madornali fatti nel mio caso emersero lampanti.
E' arrivato ad odiare la giustizia? D. Barill�: No, non ho mai smesso di credere nella giustizia e continuer� a crederci, ma da tempo ho smesso di credere negli uomini�..
Purtroppo durante la sua detenzione lei ha perso suo padre. Le hanno dato la possibilit� di andarlo a salutare per l'ultima volta? D. Barill�: Questo � stato un momento dolorosissimo.Un giorno arriva un secondino nella mia cella e mi dice vestiti ti portiamo al funerale di tuo padre. Tutto senza spiegazioni. Ma la cosa pi� allucinante fu che mi fecero entrare dentro al cimitero solo dopo che tutte le persone erano andate via; come se fossi un pericolosissimo assassino. Questa umiliazioni mi rimarr� dentro per sempre.
Daniele Barill� e' stato processato tre volte e tutte e tre le volte � stato giudicato innocente. Alla fine e' stato assolto con formula piena. Da poco � terminata la causa per il risarcimento. Gli sono stati riconosciuti 4 milioni di euro. Questi soldi sono sufficienti a ricomprare, a restituirle gli anni e le cose che ha perso stando in carcere? D. Barill�: Nulla potr� restituirmi quello che ho perso, la mia giovinezza, la mia spensieratezza, mio padre.
Avv. Mauro Ferrando, difensore di Daniele Barill�, come vengono calcolati i risarcimenti? come si fa a dare un valore ad un anno di vita? Avv. M. Ferrando: Sono state stilate delle tabelle standard per tutti, dove, in base all'et�', al lavoro, al reddito ed altri fattori viene calcolato il danno e quindi il risarcimento. Ovviamente queste tabelle non possono calcolare la soggettiva potenzialit� e la sofferenza di una persona. Daniele Barill� aveva dei sogni, dei sentimenti, una ragazza ed un padre prima di finire in carcere, ora non ha pi� niente! Come si fa a dare un valore a queste cose? Basta una tabella?!
Lei in tutti questi anni ha perso la casa ed il lavoro . Come pensa che spender� questo denaro? Ha mai pensato di lasciare l'Italia? D. Barill�: Si ho perso tutto. L'azienda perch� nessuno poteva occuparsene, la casa per pagarmi le spese processuali. Ho pensato spesso di andarmene, magari in un posto esotico�ma per ora non so. Mi sono appena sposato e quindi qualsiasi decisione dovr� essere presa insieme a mia moglie. Ci rifaremo una vita.
Dopo 4 anni di causa per ottenere un "giusto" risarcimento alla fine Daniele Barill� ha vinto e ha avuto un risarcimento record, che sar� il ministero dell'Economia a pagare. Ha ottenuto tre miliardi in pi� rispetto al totale dei risarcimenti pagati dallo Stato nei primi quattro mesi del 2001, ultimo dato rilevato, che ammontano a circa 5 miliardi. Una media di 25 milioni per ciascun richiedente. Le domande annuali dal '96 ad oggi sono all'incirca un migliaio l'anno. Il picco � stato raggiunto nel 2001, con 1.263 richieste. E ora il caso del signor Barill� rischia di far impennare il "mercato" dei risarcimenti di giustizia.
Il caso Tortora: una pagina nera della giustizia italiana.
Enzo Tortora era il conduttore della seguitissima trasmissione Rai "Portobello" seguita da ben 28 milioni di telespettatori. La sua figura pubblica, certamente, non era a tutti gradita. All'improvviso, dalla procura di Napoli, part� un indagine sulla base delle accuse di alcuni pentiti: Associazione a delinquere di stampo camorristica finalizzato al traffico di droga. Affiliato, secondo i pentiti, alla Nuova Camorra Organizzata. Tra gli indizi un nome scritto su un agendina di un boss: T��a con un numero telefonico. Solo dopo lungo tempo si sapr� che quel nome non era "Tortora", ma "Tortosa" e che il recapito del telefono non era quello del presentatore. (Nel maggio dell�82 il Parlamento aveva votato la "legge sui pentiti", per cui molti delinquenti ebbero degli importanti sconti di pena in cambio di una presunta collaborazione con la giustizia. Durante gli anni della lotta armata politica le dichiarazioni dei pentiti avevano funzionato contro il terrorismo e allora si pens� di utilizzarli anche contro il crimine organizzato.) Nel giugno del 17 giugno 1984 Enzo Tortora � divenuto il simbolo delle tragedie della giustizia italiana � viene eletto deputato europeo nelle liste dei radicali che ne sosterranno sempre le battaglie libertarie. Il 17 settembre 1985 (ad oltre due anni dall'arresto) Tortora viene condannato a dieci anni di galera. Nonostante l'evidenza, le accuse degli 11 "pentiti" (definiti da un giornale "la nazionale della menzogna") hanno retto al dibattimento. Con un gesto nobile � rinunciando all'immunit� parlamentare - l'ex presentatore si consegna il 29 dicembre 1985. Rester� agli arresti domiciliari. Il 15 settembre 1986 (a pi� di tre anni dall'inizio del suo dramma) Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla corte d'Appello di Napoli. Il 20 febbraio 1987 torna sugli schermi televisivi di Portobello. Il 17 marzo 1988 viene definitivamente assolto dalla Cassazione.
Forse il pi� inquietante degli errori giudiziari, per le conseguenze e le dinamiche che ebbe, fu il caso Tortora. Un uomo innocente accusato di associazione camorristica e di spaccio di droga. Una vicenda che in quegli anni, gli anni 80, spacc� il paese in due e divenne l'emblema degli errori giudiziari. Silvia Tortora � la figlia maggiore di Enzo.
Venerd� 17 giugno del 1983 Enzo Tortora fu arrestato, prelevato alle 4 di mattina nella sua stanza in un albergo romano. Quello fu il giorno dell'inizio del calvario per Enzo e per al sua famiglia. Lei aveva 20 anni, come cambi� la sua vita? e quella della sua famiglia? S. Tortora: Fu completamente stravolta. Inoltre il fatto che mio padre fosse un personaggio noto ci espose alla gogna dei commenti di tutti, dovunque andassimo il nome Tortora correva sulla bocca della gente. Per me che ero abituata a vedere mio padre con un occhio di rispetto fu un trauma.
Durante i mesi della detenzione lei tenne una fitta corrispondenza con suo padre. Che cosa vi scrivevate? S. Tortora: Il rapporto tra me e mio padre cambi� completamente. Prima tra noi c'era il classico scontro tra figlia adolescente un p� ribelle e padre borghese che incarna la morale e la tradizione. In quelle lettere ebbi l'occasione di conoscere veramente Enzo, conobbi un padre sensibile e fragile, che aveva un grande bisogno di me, della sua bambina.
Il Caso Tortora mise alla luce alcuni aspetti inquietanti del nostro sistema giudiziario, sociale e dell'informazione. Una vera e propria gogna mediatica, come � stata definita. Quale � stata la responsabilit� dei giornalisti nel caso Enzo Tortora?! S. Tortora: Fu enorme. Una vera vergogna per il nostro Paese. Sin dall'inizio le immagini di mio padre in manette fecero il giro di tutte le televisioni e di tutti i giornali. Titoli cubitali su ogni quotidiano. Giornalisti lanciati in accuse e congetture, solo per dire la loro sul "Caso Tortora". Una gogna mediatica mai verificatasi prima. Dopo la sentenza di innocenza molti giornalisti si affrettarono a domandargli scusa. Per ultimo lo stesso giornalista dl Tg1 e conduttore Franco Di Mare, mi ha porto le sue scuse per gli articoli contro mio padre che aveva pubblicato all'epoca dell'arresto.
Con una decisione coerente il 29 dic. 1985 Enzo Tortora si dimette da Europarlamentare e si consegna alle forze dell'ordine rinunciando all'immunit�. Enzo Tortora quindi aveva ancora fiducia nella giustizia? S. Tortora: Mio padre non ha mai smesso di credere nella giustizia; lui non credeva nel modo in cui viene esercitata nel nostro paese, nel comportamento arrogante di alcuni magistrati e nei metodi sbrigativi di alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine. Lui voleva vivere la sua esperienza con la giustizia come ognuno, senza favoritismi, voleva essere vicino ai tanti che come lui avevano subito e subivano errori giudiziari.
Il 15 settembre 1986, tre anni dopo il primo arresto Enzo Tortora viene assolto con formula piena dal processo di Appello. Il caso Tortora aveva spaccato il paese dividendolo in innocentisti e colpevolisti? Perch� tutta questa passione attorno a suo padre? S. Tortora: Perch� era un personaggio pubblico dalla faccia pulita, dall'origine borghese e dalla morale integerrima. Ci si schierava o ci si opponeva ad un idea, ad un tipo di italiano che in quegli anni era ben definito. Invidie e risentimenti della gente e dei colleghi, un caso per molti aspetti troppo particolare per avere dei precedenti.
Il 20 febbraio 1987 torna alla televisione a Portobello, ripartendo la dove era stato interrotto. Perch� suo padre torn� a fare televisione? S. Tortora: Era l'unico modo che aveva per poter riscattare a pieno la sua immagine. Mi confess� che era stanco e che gli sarebbe piaciuto ritirarsi, ma la sua missione non era ancora finita. La televisione gli dava anche l'occasione di diventare la voce di tutti quelli che subivano ingiustizie e non avevano i mezzi per farsi sentire. Lui voleva diventare quella voce. Subito dopo la sua assoluzione mio padre si rec� in Sardegna a pregare sulla tomba di Aldo Scardella. Un ragazzo di 20 anni che si era impiccato in carcere, arrestato ed imprigionato per errore. Non aveva avuto la forza di resistere. Ennesimo caso di giustizia ingiusta.
Il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore stroncato da un tumore, aveva 59 anni.
Certo � vero, chi potr� mai dar loro gli anni persi dietro le sbarre? Ma soprattutto riprendere quella credibilit� che avevano un tempo? Purtroppo le persone innocenti che si sono trovate a dover affrontare "un calvario" a dir poco "un incubo", penso inconcepibile per chi non lo prova sulla propria pelle, verr� segnato per tutta la vita. Non solo per quello che hanno dovuto sub�re, ma per il marchio che involontariamente si porteranno dietro. Si s�, la gente f� presto a giudicare, anche se vengono a sapere come sono andati i fatti, succede spesso di sentir dire: "Per niente � stato in galera". Ma qui esulo dal discorso. Caro Principe, trovo questo post giusto per sensibilizzare l'opinione altrui, ma soprattutto per farci riflettere, aiutare se possibile, magari con lettere, perch� no? Ma lettere che partono dal cuore a quelle persone che hanno bisogno di un appoggio morale, per riprendere un cammino nella luce della speranza, quella speranza che non tutta l'umanit� � cinica o ipocrita, ma al contrario, disposta a sorreggere a sostenere chi si sente emarginato, perch� di questo trattasi. Un caro saluto, Prediletta |
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spirito ribelle
Osservatore silenzioso

Regione: Lazio
Prov.: Viterbo
Citt�: viterbo
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Inserito il - 12/09/2005 : 14:42:52
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