|
Piccolo Principe
ASLAN
    

3730 Messaggi |
Inserito il - 08/07/2006 : 21:21:41
|
I ragazzi, sui 20 anni, sono in Italia e hanno partecipato al torneo "AltriMondiali" L'esplosione del conflitto nella Striscia impedisce il loro rientro a casa
Bloccati a Roma dalla guerra L'odissea dei 7 calciatori di Gaza
di MATTEO TONELLI ROMA -
Quello che accade nella loro terra, lo vedono in tv. Difficilissimo parlare con parenti e amici. Impossibile tornare. Sono bloccati a Roma, i sette ragazzi di "Free Palestine", la squadra di calcio della Striscia di Gaza che ha partecipato agli AltriMondiali, torneo di calcio che li ha visti impegnati accanto a una squadra keniota guidata da un padre missionario, a una di rom e a una di immigrati sudamericani. Mondiali "solidali", lontani dai lustrini e dal calcio miliardario.
I sette ragazzi, portati in Italia dall'associazione Sport sotto Assedio, avrebbero dovuto partecipare al torneo e, dopo, tornare nella Striscia di Gaza, dove vivono. E invece, Salem, Mohammad, Hussein e gli altri, tutti sui vent'anni, sono rimasti bloccati a Roma per l'esplosione dell'offensiva delle truppe israeliane nella Striscia di Gaza. Chiusi i valichi, il rientro è diventato impossibile. E così i sette ragazzi, da dieci giorni, vivono in un albergo (pagato dal Comune di Roma), cercando di ottenere un visto dal governo egiziano che permetta loro di tornare a casa.
Cosa non facile, perché il valico di Rafah è chiuso e tutto intorno ci sono moltissime persone accampate nel deserto in attesa di passare. "In queste condizioni i ragazzi non posso tornare. Quello che serve è un visto che permetta loro di arrivare in Egitto e restarci fino alla riapertura del valico" spiegano i giovani di Sport sotto Assedio. Un problema preso a cuore anche da alcuni parlamentari, come Luisa Morgantini di Rifondazione comunista e Paolo Cento dei Verdi che si stanno occupando della questione.
Per ora, però, la situazione è bloccata. Da lunedì i sette andranno in un appartamento messo a disposizione dalla Provincia. Per il loro sostentamento i ragazzi del centro sociale Corto Circuito , che li seguono da giorni, stanno organizzando una colletta. Ma è chiaro, non può essere una soluzione a lungo termine.
Anche perché con il passare dei giorni e con le notizie che arrivano da Gaza, cresce l'ansia per la sorte dei parenti. Tre dei ragazzi sono sposati. Il fratello di uno di loro è rimasto ferito negli scontri. Vorrebbero tornare e non possono. Gli unici contatti avvengono grazie al cellulare. Che, però, rimanda suoni di guerra. Resi ancor più intollerabili dalla lontanza.
|
|