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 Esempio di pazienzia et altre cose: San Francesco

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
FeniceRossa Inserito il - 22/10/2008 : 22:32:53
Esempio di pazienzia et altre cose: san Francesco con frate Lione




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Venendo san Francesco una volta da Perugia ad santa Maria degli Angeli con frate Lione ad tempo di verno, et essendo il freddo molto grande in modo che fortemente li crociava, chiam� frate Lione che andava un poco innanzi et disse: "O frate Lione, avvegnadio che frati minori in omni terra diano buona edificazione et grande rsempio di santit�, niente meno diligentemente scrivi et nota che non � quivi perfetta letizia".

Stato un poco, san Francesco lo chiama la seconda volta: "O frate Lione, bench� il frate minore allumini ciechi, distenda gl'attratti. cacci le dimonia, renda l'udire a' sordi, l'andare a' zoppi, il parlare a' mutoli et (ch'� molto maggior cosa) resusciti li morti di quattro d�: scrivi che non � in ci� perfetta letizia".

Andati un poco, san Francesco grida forte: "O frate Lione, se 'l frate minore sapesse tutte le lingue, tutte le scienzie et tutte le scritture: sapesse profetare et rivelare non solamente le cose future, ma eziandio i secreti delle conscienzie et cuori delli huomini: scrivi che non � in ci� perfetta letizia".

Andando un poco, san Francesco chiama forte; "O frate Lione, pecorella di Dio, bench� il frate minore parlasse con lingua d'angelo et sappi i corsi delle stelle et le virt� de l'erbe, et fossino rivelatili tutti i tesori della terra, et conoscesse le virt� delli uccelli, de' pesci et di tutti li animali et degli huomini, delli alberi, delle pietre, delle radici et de l'acqua: scrivi che qui non � perfetta letizia".

Andando un altro poco. san Francesco chiama forte: "O frate Lione, bench� il frate minore sapesse ben predicare, ch� convertisse tutti l'infedeli alla vera fede di Iesu Cristo: scrivi che qui non � perfetta carit� et letizia".

Durando questo modo di parlare ben per l'andare di due miglia, frate Lione con grande ammirazione disse domandando: "Padre, io ti priego da parte di Dio che ti sia piacere dirmi dove � perfetta letizia". Rispose san Francesco: "Quando giungeremo stasera ad santa Maria degli Angeli bagnati tutti per la piova et agghiacciati di freddo, infangati di loto e di fame afflitti, picchiando la porta del luogo, il portinaio verr� adirato dicendo: Chi siete voi? ", diremo "Siamo due de' vostri frati". Dir�: "Voi non dite vero, ma siete ribaldi che andate ingannando il mondo et rubando le limosine de� poveri: andate via". Et non ci aprir�, ma ci far� stare di fuori all'acqua ed alla neve, colla fame, fino ad notte. Allora, se noi tante iniurie, tanta crudelt� et tanti commiati sosterremo con pazienzia senza turbazione et senza mormorare, et caritativamente et humilmente penseremo che quel portinaio di certo ci conosca, et che Iddio lo fa parlare contra di noi: scrivi, frate Lione, che qui � perfetta letizia. Et se noi perseveriamo pur picchiando, elli uscir� turbato et come gaglioffi et importuni ei caccer� con villanie et guanciate, dicendo: "Partitevi di qui, vilissimi ribaldi et ladroni; andate allo spedale, che non mangerete qui, n� albergherete"; se questo pazientemente sosterremo con allegrezza et buono amore: scrivi, frate Lione, che qui � perfetta letizia. Et se noi, pur costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, picchieremo et pregheremo con gran pianto per l'amor di Dio, che ci apra et mettaci pur dentro, et lui scandalezzato dir�: "Costoro son gaglioffi importuni: io li pagher� come meritano". Et uscir� fuori con un bastone pieno di nodi, pigliandoci pel cappuccio, gittandosi in terra, et involgeracci per la neve, battendoci ad nodo ad nodo con quel bastone; se tutte queste cose pazientemente sosterremo con allegrezza, pensando le pene di Iesu Cristo, benedetto quali sostener dovemo per amor suo: frate Lione, scrivi che in questo � perfetta letizia.

Et per� odi la conclusione, frate Lione. Fra tutte le grazie et doni dello Spirito Santo, li quali concede Iddio alli amici suoi, il maggiore � di vincere s� medesimo, et per amore di Iesu Cristo sostenere pene, iniurie, obbrobri et disagi. Per� che in tutti li altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, perch� non sono nostri, ma da Dio. Onde l'apostolo dice:"Che hai tu che non l'abbi da Dio! Et se da lui a�to l'�i perch� adunque te ne glorii come l'avessi da te? Ma nella croce delle tribulazioni et delle afflizioni bene ci possiamo gloriare, per� che questo � nostro. Per� l'apostolo dice: "Io non mi voglio gloriare se non nella croce di nostro Signore Iesu Cristo". Al qual sia sempre honore et gloria in "saecula saeculorum. Amen".


1   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le pi� recenti)
pittipat Inserito il - 22/10/2008 : 23:38:53
mi rammenta San Paolo:"anche se parlo le lingue del mondo,anche se ho una fede incrollabile ma non ho amore,....a niente serve tutto quello che faccio"

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