Inizio Forum
 Angeli
 Angeli Custodi
 Carl Jung e la spiritualit�

Nota: Devi essere registrato per poter inserire un messaggio.
Per registrarti, clicca qui. La Registrazione � semplice e gratuita!

Larghezza finestra:
Nome Utente:
Password:
Modo:
Formato: GrassettoCorsivoSottolineatoBarrato Aggiungi Spoiler Allinea a  SinistraCentraAllinea a Destra Riga Orizzontale Inserisci linkInserisci EmailInserisci FlashInserisci Immagine Inserisci CodiceInserisci CitazioneInserisci Lista Inserisci Faccine Nuova immagine di sfondo Pubblica un Link di un altro sito
     
Icona Messaggio:              
             
Messaggio:

  * Codice HTML OFF
* Codice Forum � ON

Faccine
Felice [:)] Davvero Felice [:D] Caldo [8D] Imbarazzato [:I]
Goloso [:P] Diavoletto [):] Occhiolino [;)] Clown [:o)]
Occhio Nero [B)] Palla Otto [8] Infelice [:(] Compiaciuto [8)]
Scioccato [:0] Arrabbiato [:(!] Morto [xx(] Assonnato [|)]
Bacio [:X] Approvazione [^] Disapprovazione [V] Domanda [?]

   Allega file
  Clicca qui per inserire la tua firma nel messaggio.
Clicca qui per sottoscrivere questa Discussione.
    

V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
allegra Inserito il - 04/06/2008 : 21:24:51
Carl Jung afferma,nella sua biografia ,di aver notato ,
esaminando tanti pazienti nella sua carriera di psicologo,
che oltre il novanta per cento della sofferenza psicologica
va imputata a carenze spirituali.
Non � vero che i beni materiali e il successo riempiono la vita ;
per essere felice l'uomo ha bisogno di nutrire soprattutto lo spirito.
10   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le pi� recenti)
Piccolo Principe Inserito il - 04/06/2008 : 23:47:30
Citazione:
Messaggio inserito da Acqua

Comunque penso che anche una parte delle malattie fisiche sia una conseguenza delle carenze spirituali.



Acqua � un'esperta di Jung
Acqua Inserito il - 04/06/2008 : 23:15:24
Comunque penso che anche una parte delle malattie fisiche sia una conseguenza delle carenze spirituali.
Acqua Inserito il - 04/06/2008 : 23:13:26
Sempre per quanto riguarda l'interpretazione dei sogni vi consiglio il sito di Supereva che si basa tutto sulle teorie di Jung.
Raggio di Luna Inserito il - 04/06/2008 : 23:01:48
Li Cercher�, non lo sapevo
Acqua Inserito il - 04/06/2008 : 22:57:56
Puoi trovare libri che ti aiutano ad interpretare i sogni, scritti dagli allievi di Jung, che continuano il suo studio:
J. de la Rocheterie e Marie Von Franz
Raggio di Luna Inserito il - 04/06/2008 : 22:51:57
Anche a me interessa l'interpretazioni dei sogni , grazie.
Acqua Inserito il - 04/06/2008 : 22:47:32
Bella la poesia.
Per quanto riguarda Jung condivido molto il suo pensiero e le sue teorie.
Anche per l'interpretazione sui sogni mi baso sui suoi studi.
Ve lo consiglio.......
Raggio di Luna Inserito il - 04/06/2008 : 22:32:04
Davvero molto bella, adoro la Luna.
allegra Inserito il - 04/06/2008 : 21:57:54
Bellissima poesia, grazie .
Millennium Inserito il - 04/06/2008 : 21:50:11
a suffragio di quanto dici, c'� una poesia del Leopardi che � significativa:

-------------------

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move le greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e pi� e pi� s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Col� dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
� la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed � rischio di morte il nascimento
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolare dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio pi� grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perch� dare al sole,
Perch� reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita � sventura,
Perch� da noi si dura?
Intatta luna, tale
� lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che s� pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir della terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perch� delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star cos� muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in ciel arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Cos� meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre l� donde son mosse;
Uso alcuno, Alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avr� fors'altri; a me la vita � male.

O greggia mia che posi, oh te beata
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perch� d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma pi� perch� giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
S� che, sedendo, pi� che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda, o quanto,
Non so gi� dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, n� di ci� sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perch� giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avvess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Pi� felice sarei, dolce mia grerggia,
Pi� felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando l'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
� funesto a chi nasce il d� natale.

Fratellanza Bianca Universale © Angelinet.com 2015 Torna all'inizio della Pagina
Powered By: Angelinet 2005 (Snitz Forum)