Esperienze di meditazione

 

Seguono due esperienze di radicamento
eseguite in alcuni seminari negli Stati Uniti

La prima volta che si sedette per eseguire l'esercizio, Carol era distratta.
Più cercava di concentrarsi, più le risultava impossibile.
Infine, ascoltando il respiro, riuscì a fare silenzio nella sua mente.
In seguito raccontò:
«Nel momento in cui sentii crescere le radici e i rami, mi sentii come un albero.
Di colpo, capii cosa provava il vecchio olmo su cui mi arrampicavo sempre da bambina.
Ogni volta che mi sentivo sola o sconfortata, mi andavo a sedere
a cavalcioni di uno dei suoi rami.
Per me, era la mia casa».
Scuotendo la rossa chioma, Carol continuò a spiegarci cosa si provava ad essere un albero:
«Era incredibile; ad un tratto mi sentii grande, alta e forte.
Proprio come l'olmo che amavo così tanto».
Dritta sulla sedia, trasudava fiducia.
Era così entusiasta per quel nuovo senso di benessere che ripetè
più e più volte l'esercizio anche dopo la fine della seduta.
Ben presto, esso di venne una parte irrinunciabile della sua giornata.
Carol è un'attrice ventenne.
Originaria del Kentucky, si è trasferita a New York per lavoro.
Alcune settimane dopo quella prima seduta,
era impegnata nella parte finale dell'esercizio di radicamento
in previsione di un colloquio col suo angelo quando il telefono squillò.
Aveva dimenticato di staccarlo.
Il suono insistente l'obbligò a rispondere.
All'altro capo c'era sua madre, infuriata perché da tré settimane
non riceveva notizie da parte sua.
Senza darle il tempo di parlare, sua madre diede la stura a una lunga serie di lamentele.
Poiché le sue radici erano ancora saldamente ancorate,
invece di mettersi sulla difensiva, com'era solita fare davanti alle sfuriate di sua madre,
Carol ripensò al fatto che gli angeli spesso trasmettono i messaggi
nelle forme più inaspettate.
Qual era il messaggio che stava ricevendo?
Sua madre aveva bisogno di sentire che Carol si preoccupava ancora per lei.
«Mamma»
le disse,
«sono contenta che tu abbia chia
mato.
In questi ultimi tempi non ho avuto occasione di dirti che ti amo».
Dall'altra parte calò un silenzio di tomba.
Poi sua madre si schiarì la voce e disse dolcemente:
«Ma certo, bambina. Lo so. E tu come stai?».
L'esercizio di radicamento aveva aiutato Carol
a sostituire un vecchio schema di comportamento difensivo
con un gesto d'amore.
Invece di evitare la madre, come faceva di solito dopo un litigio,
Carol ripetè l'esercizio qualche giorno dopo e telefonò alla madre
per chiederle una foto del vecchio olmo.
La loro conversazione fu breve, ma molto gradevole.

 



Per AUan, un elettricista di cinquantaquattro anni,
l'esercizio risultò assai più complicato.
Per tutta la vita era sempre stato un animale di città,
senza alcun tipo di rapporto con la natura.
Gli occorse quindi molto tempo per stabilire il collegamento tra terra e ciclo.
Continuava ad agitarsi sulla sedia;
ma alla fine, lo vedemmo distendere la schiena e restare immobile,
con una smorfia stupita sul volto.
Alla fine dell'esercizio sentì il bisogno di comunicare immediatamente le sue sensazioni: «Trent'anni passati a poggiare sottoterra i cavi,
e non mi è mai neppure passato per la mente che anche la gente
ha bisogno di un legame con la terra»
esclamò.
«Ora capisco perché la mia famiglia si lamenta.
I miei bambini dicono sempre:
"Papa, tu non sei mai veramente qui"
e mia moglie dice che non le presto attenzione».
Allan proseguì, raccontando come ogni sera a cena,
mentre la sua famiglia chiacchierava sugli eventi del giorno,
la sua mente fosse ancora sul lavoro, intenta a rimuginare
su quanto era accaduto o sui problemi che potevano presentarsi il giorno successivo.
A cena conclusa, davanti al televisore,
si lasciava assorbire dal programma o si addormentava.
Cercate nella vostra vita quelle aree in cui non siete presenti,
e riflettete sull'effetto esercitato da ciò:
nei rapporti affettivi, sul lavoro, o altrove.



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