Raid anti stranieri a Guidonia, "ora è guerra, li ammazziamo"
Assedio a un bar frequentato da immigrati, che si barricano dentro. Arrestati due italiani
di Federica Angeli
«Dovete morire tutti, tornatevene al vostro paese, stranieri di
m...., qui non ci potete più stare». E subito dopo hanno picchiato
un albanese che era andato a prendere un caffè nel bar "Centrale"
di piazza Alberto dalla Chiesa a Collefiorito (Guidonia), piccolo
paesino alle porte di Roma. Lo stesso paese dove la notte tra
giovedì e venerdì è stata stuprata a turno, da cinque romeni, una
ragazza di 21 anni che si era appartata col fidanzato di 24, chiuso
dal branco nel bagagliaio dell´auto.
La "spedizione" punitiva contro gli stranieri è stata organizzata
proprio dagli amici intimi della coppia ed è stata l´ultima di una
serie di aggressioni avvenute, dal primo pomeriggio nei dintorni,
due a Villalba di Guidonia e una a Guidonia. Bilancio finale: 5
albanesi e 4 romeni feriti.
Giustizia fai da te e tolleranza zero nei confronti di albanesi e
romeni. Questo ha spinto, attorno alle 21 di sabato notte, Vincenzo
P., 24 anni, Fabio P. di 21, insieme ad altri tre giovani non
ancora fermati, ad entrare nel bar "Centrale", punto di ritrovo per
i giovani del piccolo paese. I cinque avevano visto entrare
l´albanese al "Centrale" e dal bar accanto, il "Jolly bar" si sono
precipitati. Di fronte allo straniero la loro rabbia è montata:
prima insulti razzisti, poi le minacce («dacci il tuo telefonino e
sparisci dalla circolazione»), infine le botte.
Artan Ndoi, 32 anni, ha chiamato tre suoi cugini che lo aspettavano
in macchina nella piazza, i cinque ragazzi italiani hanno
telefonato ai loro amici. Quel che ne è seguito è stata una rissa
all´ultimo sangue: tavoli lanciati contro il gruppo rivale,
bottiglie spaccate in faccia all´avversario, schiaffi, pugni,
calci. La proprietaria del bar, con l´aiuto di alcuni clienti scesi
a comprare il latte, è riuscita a far entrare gli stranieri nel
bagno, a buttare fuori dal locale i giovani italiani e a tirare giù
la saracinesca fino all´arrivo della polizia.
Fuori dal bar una trentina di ragazzi del posto, arrivati di corsa
dalla fiaccolata indetta da Forza Nuova per protestare contro i
recenti episodi di violenza avvenuti proprio a Guidonia. «Gridavamo
alla signora del bar di farli uscire che li volevamo vedere morti
quei bastardi - ha raccontato Sandro, 23 anni, uno dei 18 ragazzi
fermati dagli agenti del commissariato di Tivoli e della Digos
portati in commissariato, identificati e schedati - ma lei niente,
li proteggeva. Non so se è chiaro: qui a Guidonia ormai è guerra
contro gli stranieri, si devono rinchiudere in casa e stare attenti
a farsi vedere in giro».
Quando sono arrivati gli investigatori del commissariato di Tivoli
i quattro albanesi sono stati portati in ospedale e lì, al pronto
soccorso, hanno trovato due dei cinque aggressori. «Eccoli lì, sono
quelli, sono stati loro a picchiarci». Dopo le medicazioni per
Vincenzo P. e Fabio P. (ritenuto responsabile anche di
un´aggressione ieri a un romeno) sono scattate le manette per
tentata rapina, lesioni personali, minacce e danneggiamento, con
l´aggravante di aver agito per motivi di discriminazione razziale.
Il sostituto procuratore di Tivoli, Marco Mansi, ha disposto che
gli arrestati venissero condotti subito nel carcere di Regina
Coeli.
«Ma vi rendete conto? - esplode Angelino, il papà di Fabio P. - gli
stranieri possono fare quello che vogliono e a noi italiani ci
mettono subito in galera. Il mondo si sta ribaltando». Intolleranza
verso lo straniero e solidarietà per i raid dei giovani del posto
arriva dagli abitanti di Collefiorito e Guidonia. «Hanno fatto bene
- ha dichiarato Rita Manari - qui dieci anni fa giravamo con le
mazze e facevamo le ronde per rimettere a posto questi stranieri
che volevano prendere il sopravvento. Per dieci anni sono stati
buoni, ora si vede che hanno bisogno di una nuova lezione».
Artan Ndoi, che ha riportato lesioni guaribili in 10 giorni per una
ferita alla testa procurata da una bottigliata, reagisce così
all´episodio: «Da una parte li capisco, capisco la loro rabbia. Se
loro fossero stati nel mio paese, io avrei fatto la stessa cosa,
con tutto quello che si sente. Però hanno sbagliato perché sono i
romeni quelli da picchiare».
(26 gennaio 2009)