L'analisi
iridologica consente di avere un quadro dell'organismo e dei suoi
disturbi in chiave di processi psicofisici, di arrivare alle
cause profonde di una malattia già in atto e di svelare anche processi
patologici che ancora non si sono manifestati così come le tendenze a
contrarre un particolare disturbo.
Già i Cinesi e i Caldei nel 2000 avanti Cristo citarono l'importanza
dell'osservazione dell'occhio nei loro scritti. Ippocrate di Kos nelle
sue opere ci ricorda: "Tali sono gli occhi tale è il corpo".
Nel Rinascimento Paracelso scrive:"Considerate l'occhio nella testa,
con quale arte è costruito e come il corpo ha impresso così
meravigliosamente la sua anatomia nella sua immagine".
Ma la
nascita dell'iridologia vera e propria la si può far risalire al 1881
quando Ignazio von Pèczely nella sua opera: "Avviamento allo studio
della diagnosi oculare" presentò la prima carta topografica dei campi
di reazione iridologici.
La leggenda vuole che egli arrivò ad intuire il collegamento tra
iride e organi notando nell'iride di una civetta con la gamba spezzata
un segno che poi scomparve con la guarigione.
Un altro padre
dell'iridologia è considerato lo svedese Niels Lilijequist il quale nel
1893 descrisse per primo gli influssi dei veleni allopatici sulla
colorazione dell'iride.
La prima mappa che suddivide l'iride per
regioni e settori è del 1902 ad opera di Johannes Thiel. Da allora
molti sono stati gli autori che hanno prodotto studi approfonditi,
vanno ricordati tra gli altri Leon Vannier, Bernard Jensen e Angerer il
quale ha scritto un'opera monumentale in dodici volumi.
Di
particolare rilevanza ai giorni nostri è da citare il lavoro di S.
Rizzi, il quale ha tra l'altro compiuto una vastissima ricerca per
l'individuazione del rimedio omeopatico dall'iride.
a cura del dott. Pierluigi Lattuada
Medico olistico e psicoterapeuta alla LifeGate Clinica Olistica