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La Cina sfida il mondo

di Federica Bianchi
I tibetani? Barbari. La stampa estera? Manipolata. I cinesi difendono i loro Giochi e blindano la capitale: vietate le riunioni con più di 15 persone. Da Pechino
 
Dimostranti in difesa del Tibet
È Jing Jin il nuovo simbolo della cinesità targata 2008, l'esempio patriottico da seguire per milioni di cinesi a casa e nel mondo. Ma non sono le sue qualità sportive di atleta disabile ventisettenne a stupire. Le è bastato che un attivista a Parigi provasse a portarle via la fiaccola per diventare il simbolo della resistenza cinese contro 'i terroristi' tibetani. "È la più bella teodofora nella storia delle Olimpiadi", scrive in un blog uno dei tanti ammiratori. "Immaginate quanto possa essere infinita la cattiveria dei tibetani se colpiscono perfino una ragazza disabile", commenta un'altro cybernauta. Lei, Jing Jin, star in una notte, sorride eterea dalla home page del sito del Comitato olimpico cinese.

Il 'viaggio dell'armonia' della fiaccola olimpica, il più lungo nella storia dei Giochi, avrebbe dovuto mostrare al mondo l'ascesa economica, politica e culturale del Dragone. Pechino aveva organizzato un itinerario inusuale, dal profondo significato simbolico, con quella doppia entrata nel paese ospitante: da Atene la torcia era arrivata nella capitale cinese da dove è ripartita alla volta del mondo per poi farvi nuovamente ritorno in maggio. Una dimostrazione che queste Olimpiadi sono state organizzate dai cinesi come una loro festa prima ancora che un evento globale: un premio per il trentennio di riforme economiche e l'occasione per mostrare agli stranieri in maniera pacifica l'attuale potenza. Che un pugno di ribelli incolti e ingrati, come sono considerati i tibetani dall'opinione pubblica cinese, abbia deciso di infangare l'immagine patinata in preparazione da anni, è una inaccettabile lesione dell'onore nazionale. Che attivisti barbari e una stampa straniera manipolatrice abbiano raccolto la provocazione a Londra, Parigi, San Francisco e, in misura minore, a Istanbul, è una dimostrazione palese della malafede mondiale. "Non importa quanto non ci piaccia il nostro governo o quante cose cattive abbia fatto in passato agli han, ai tibetani, ai musulmani. Noi immediatamente lo perdoniamo e stiamo al suo fianco di fronte all'interferenza straniera", scrive un internauta su Postglobal, il sito del 'Washington Post' che raccoglie i commenti ai blog di alcuni dei migliori giornalisti internazionali.


A quattro mesi dall'inizio, l'evento che avrebbe dovuto avvicinare la Cina al mondo occidentale sta invece mettendo brutalmente a nudo le profonde differenze che li separano, sulle quali, nell'ultimo decennio, imprenditori e opinione pubblica hanno glissato in nome della collaborazione economica. Jing Jin è il volto che il governo contrappone al dissidente incarcerato Hu Jia, icona olimpica dell'Occidente. La formidabile propaganda dagli occhi a mandorla passa per immagini e slogan. Colpisce con una sferzata ogni critica esterna. Modella la coscienza collettiva di un popolo, convincendolo di dovere combattere eroicamente contro le forze straniere del male. 'Global Times', il settimanale del 'Quotidiano del Popolo', l'organo ufficiale del partito comunista, ha dato vita a una petizione on line, chiedendo a tutti i cinesi che si trovano all'estero di difendere la torcia olimpica "in pericolo", fermando i manifestanti che ne mettono a repentaglio il viaggio globale. "Non credo che molti cinesi sappiano quello che sta succedendo in Tibet, ma considerano patriottico seguire le indicazioni del governo", spiega una studentessa universitaria dell'Università di Pechino.

Non è passato nemmeno un mese dall'inizio delle proteste in Tibet ed è già comparso il primo libro in materia: 'Bugie e verità'. Sul risvolto di copertina si legge: "Da tempo alcuni media occidentali hanno pregiudizi sulla Cina e hanno pubblicato informazioni distorte. Dopo le rivolte del 14 marzo hanno diffuso bugie attraverso giornali e televisioni, e infangato la Cina. Questo libro fa uso di fotografie e materiale convincente per chiarire i fatti e respingere le teorie occidentali. Aiuterà inoltre il pubblico a capire la vera natura della libertà di stampa nell'Occidente". All'interno è spiegata la teoria cospirativa della 'cricca' del Dalai Lama. Intanto a un contingente di studenti tibetani dell'Università Qinghua, la più prestigiosa del Paese, è stato chiesto di vestirsi nei costumi tradizionali ed esprimere la loro eccitazione per le Olimpiadi di fronte al Water Cube, la piscina olimpica, a uso e consumo della stampa nazionale.
(14 aprile 2008)
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Pagina 1 di 1, totale messaggi: 5

  1. Dalai Lama puo' tornare in Cina, ma solo come un capo religioso.Il problema e' che quando la religione viene coninvolta nella politica, diveterebbe piu' cattiva della politica. Il mondo occidentale non conosce e non vuole conoscere la situazione reale di Tibet, ma giudica sempre la Ci...

    Inviato da oromusica il 30 aprile 2008 alle 08:14

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  2. La Cina ha avuto una svolta liberista. Le Olimpiadi serviranno a promuovere soprattutto quella, ovvero a creare una maggiore apertura in ambito economico e sui mercati internazionali. Ma per quanto riguarda il liberalismo, ovvero le libertà e i diritti umani, siamo ancora ben lontani. L'...

    Inviato da jacktheleopard il 15 aprile 2008 alle 10:56

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  3. Il dalai lama non deve ritornare nel tibet, perche non e vero che il suo piscio cura tutte le malatie. E con il dalai lama il tibet ritornerebbe theocratico non democratico.

    Inviato da protocollodizion il 14 aprile 2008 alle 22:46

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  4. Ben detto. La Cina nella sua storia millenaria non ha mai conosciuto altro che l'isolamento. Se voleva continuare così non doveva organizzare le Olimpiadi. Adesso ha solo due alternative: l'apertura o il fallimento.

    Inviato da dikeopolis il 14 aprile 2008 alle 11:05

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  5. Molti non capiscono che l' Universo-Cina si è da poco tempo affacciato all' Universo-Mondo, con tutto il suo carico di problematiche che al pensiero e alla cultura occidentale continuano a restare in una coltre di fitta nebbia, squarciata solo di tanto in tanto dai media. Noi parlia...

    Inviato da dijaystar il 14 aprile 2008 alle 10:07

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