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FeniceRossa
Fenice Incandescente
    

Regione: Emilia Romagna
Prov.: Ferrara
Citt�: Sant'Agostino
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:36:54
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IL LORO AMORE PER LE CREATURE E' IMMENSO
Maria Maddalena De' Pazzi (Italia 1566-1607) ci ha lasciato questa descrizione a proposito della natura dell'amore fra angeli e esseri umani: "II loro amore � lontano dall'eguagliare quello di Dio. Gli angeli amano le creature di un amore immenso, fatto di verit� e rigenerazione. E' un amore intenso che sorge dal cuore del Verbo, perch� vedono in esso la dignit� delle creature e l'amore che Egli prova per loro. Questo amore rappresen�ta, per cos� dire, la sovrabbondanza dell'amore del Verbo, che gli angeli raccolgono in s� e trasmettono poi alla creatura nella parte pi� nobile del suo essere, cio� il cuore. Oh! Se la creatura conoscesse l'immenso amore degli angeli... Rende l'anima saggia e prudente: saggia nelle sue opere, che compie con retta intenzione per la pi� grande gloria di Dio; prudente nel mantenere le virt� che danno vita a tutti gli amori..."
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IL LORO AMORE PER LE CREATURE E' IMMENSO
Maria Maddalena De' Pazzi (Italia 1566-1607) ci ha lasciato questa descrizione a proposito della natura dell'amore fra angeli e esseri umani: "II loro amore � lontano dall'eguagliare quello di Dio. Gli angeli amano le creature di un amore immenso, fatto di verit� e rigenerazione. E' un amore intenso che sorge dal cuore del Verbo, perch� vedono in esso la dignit� delle creature e l'amore che Egli prova per loro. Questo amore rappresen�ta, per cos� dire, la sovrabbondanza dell'amore del Verbo, che gli angeli raccolgono in s� e trasmettono poi alla creatura nella parte pi� nobile del suo essere, cio� il cuore. Oh! Se la creatura conoscesse l'immenso amore degli angeli... Rende l'anima saggia e prudente: saggia nelle sue opere, che compie con retta intenzione per la pi� grande gloria di Dio; prudente nel mantenere le virt� che danno vita a tutti gli amori..."
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:38:37
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QUEL VISO APPASSIONATO
Teresa d'Avila (Spagna 1515-1592), riformatrice dell'ordine delle carmelitane, prima donna nominata Dottore della Chiesa, narr� cos� la sua estasi: "Vedevo vicino a me, sul lato sinistro, un angelo con sembianze corporee. Era piccolo e molto bello. Con il suo viso appassionato pareva essere tra i pi� elevati tra coloro che sembravano incendiati d'amore, che io chiamo cherubini poich� non mi hanno mai rivelato il loro nome Ma vedo chiaramente nel cielo una cos� grande differenza tra certi angeli e altri, che non saprei nemmeno spiegarla. Vedevo dunque l'angelo che te�neva in mano un lungo dardo in oro, la cui estremit� di ferro pareva infuocata. Mi sembrava che lo conficcasse dritto nel mio cuore, fino a giuri�gere alle viscere. Quando lo estrasse, si sarebbe detto che il ferro le avesse portate via con s� e mi lasci� tutta immersa in un infinito amore per Dio..." |
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QUEL VISO APPASSIONATO
Teresa d'Avila (Spagna 1515-1592), riformatrice dell'ordine delle carmelitane, prima donna nominata Dottore della Chiesa, narr� cos� la sua estasi: "Vedevo vicino a me, sul lato sinistro, un angelo con sembianze corporee. Era piccolo e molto bello. Con il suo viso appassionato pareva essere tra i pi� elevati tra coloro che sembravano incendiati d'amore, che io chiamo cherubini poich� non mi hanno mai rivelato il loro nome Ma vedo chiaramente nel cielo una cos� grande differenza tra certi angeli e altri, che non saprei nemmeno spiegarla. Vedevo dunque l'angelo che te�neva in mano un lungo dardo in oro, la cui estremit� di ferro pareva infuocata. Mi sembrava che lo conficcasse dritto nel mio cuore, fino a giuri�gere alle viscere. Quando lo estrasse, si sarebbe detto che il ferro le avesse portate via con s� e mi lasci� tutta immersa in un infinito amore per Dio..." |
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:40:24
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PADRE PIO: A COLLOQUIO CON L'INVISIBILE
Anche il popolare Padre Pio da Pietralcina (nome di battesimo France�sco Forgione, 1887-1968), in fase di canonizzazione mentre compiliamo questo lavoro, pot� contare sulla presenza costante, al suo fianco di un uomo maestoso, di rara bellezza, splendente come il sole, il quale, pren�dendolo per mano lo incoraggiava: "Vieni con me perch� ti conviene com�battere da valoroso guerriero".
Diverso invece l'angelo che inflisse al sacerdote le stigmate, una sera d'ago�sto del 1918. Ecco come le cronache dell'epoca riportarono l'evento: "Gli apparve un personaggio celeste, con in mano una specie di arnese simile a una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata e che sembrava che da essa uscisse fuoco, con la quale colpi Padre Pio nell'anima, facendolo gemere di dolore. Si apr� cos� la sua prima stigmata al costato, cui dopo la messa seguirono le altre due alle mani". Lo stesso Padre Pio riferir� in proposito: "Ci� che sentivo in quell'istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire... e m'avvidi che mani, piedi e costato erano traforati..."
Ma sulla vita di Padre Pio e sui suoi rapporti con gli esseri di luce, esiste una vasta letteratura e un'aneddotica ricchissima. Ne riportiamo di seguito solo alcuni brani.
Racconta uno dei biografi: "Ero un giovane seminarista quando Padre Pio mi confess�, mi diede l'assoluzione e poi mi chiese se credevo al mio angelo custode. Risposi esitante che, per la verit�, non l'avevo mai visto e lui, fissandomi con sguardo penetrante, mi tir� un paio di ceffoni e aggiun�se: - Guarda bene, � l� ed � molto bello! - Mi girai e non vidi niente, ma il padre aveva negli occhi l'espressione di qualcuno che davvero guarda qual�cosa. Non stava fissando il vuoto. I suoi occhi brillavano: riflettevano la luce stessa del mio angelo".
Padre Pio soleva chiacchierare abitualmente col proprio angelo. Curio�so questo monologo (che per lui era per� un vero e proprio dialogo) casual�mente estortogli da un frate cappuccino: "Angelo di Dio, angelo mio, non sei il mio custode? Mi sei stato donato da Dio (...) Sei una creatura o un creatore? (...) Sei una creatura, c'� una legge e tu devi obbedirle. Devi restare al mio fianco, che tu lo voglia o no (...) Ma tu stai ridendo! (...) E cosa c'� di strano? (...) Dimmi una cosa (...) Devi dirmela. Chi era? Chi c'era l� ieri mattina? (riferito a qualcuno che aveva assistito di nascosto a una delle sue estasi) (...) Tu ridi (...) Devi dirmelo (...) Era il professore? Il guardiano? Insomma, dimmelo! (:..) Stai ridendo. Un angelo che ride! (...) Non ti lascer� andare finch� non me lo dirai (...)"
Il rapporto di Padre Pio con gli esseri di luce era talmente abituale che molti dei suoi figli spirituali raccontano di come usasse raccomandarsi con loro affinch�, in caso di bisogno, gli inviassero il loro angelo custode. Esiste inoltre una numerosa corrispondenza in cui il sacerdote si esprime in tal senso. Un esempio classico � questa lettera del 1915 indirizzata a Raffaellina Cerase: "Al nostro fianco" scrive Padre Pio "c'� uno spirito celeste che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona nemmeno per un istante, che ci guida, ci protegge come un amico, come un fratello e che ci consola sempre, specialmente nelle ore che sono per noi le pi� tristi. Sappiate che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le buone opere che fate, i vostri desideri pi� santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non dimenticate que�sto compagno invisibile sempre presente per ascoltarvi, sempre pronto a con�solarvi. O deliziosa intimit�! O felice compagnia..."
Che dire poi di episodi che hanno contribuito ad alimentare la leggenda del sant'uomo di Pietralcina: telegrammi la cui risposta arrivava dopo po�chi minuti. Repliche ironiche come "Credi forse che sia sordo?" date ad amici come Franco Rissone i quali domandavano se veramente sentisse la voce dell'angelo. Perfino piccole liti, come quella che lo indusse a tenere il broncio al proprio custode il quale se n'era stato via troppo a lungo lasciandolo in bal�a delle tentazioni, come testimonia la seguente lettera del 1912: "Lo rimproverai severamente per essersi fatto attendere cos� a lungo, seb�bene non avessi mai smesso di chiamarlo in mio soccorso. Per punirlo, decisi di non guardarlo in faccia: volevo andarmene, sfuggirgli. Ma lui, poverino, mi raggiunse quasi in lacrime. Mi afferr� e mi fiss�, finch� non alzai gli occhi, lo guardai in faccia e vidi che era molto dispiaciuto. Disse: - Ti sono sempre vicino, mio caro protetto, ti circondo sempre con l'affetto che ha fatto nascere la riconoscenza verso il beneamato del tuo cuore. L'af�fetto che provo per te non si spegner� nemmeno con la fine della tua vita.
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Anche il popolare Padre Pio da Pietralcina (nome di battesimo France�sco Forgione, 1887-1968), in fase di canonizzazione mentre compiliamo questo lavoro, pot� contare sulla presenza costante, al suo fianco di un uomo maestoso, di rara bellezza, splendente come il sole, il quale, pren�dendolo per mano lo incoraggiava: "Vieni con me perch� ti conviene com�battere da valoroso guerriero".
Diverso invece l'angelo che inflisse al sacerdote le stigmate, una sera d'ago�sto del 1918. Ecco come le cronache dell'epoca riportarono l'evento: "Gli apparve un personaggio celeste, con in mano una specie di arnese simile a una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata e che sembrava che da essa uscisse fuoco, con la quale colpi Padre Pio nell'anima, facendolo gemere di dolore. Si apr� cos� la sua prima stigmata al costato, cui dopo la messa seguirono le altre due alle mani". Lo stesso Padre Pio riferir� in proposito: "Ci� che sentivo in quell'istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire... e m'avvidi che mani, piedi e costato erano traforati..."
Ma sulla vita di Padre Pio e sui suoi rapporti con gli esseri di luce, esiste una vasta letteratura e un'aneddotica ricchissima. Ne riportiamo di seguito solo alcuni brani.
Racconta uno dei biografi: "Ero un giovane seminarista quando Padre Pio mi confess�, mi diede l'assoluzione e poi mi chiese se credevo al mio angelo custode. Risposi esitante che, per la verit�, non l'avevo mai visto e lui, fissandomi con sguardo penetrante, mi tir� un paio di ceffoni e aggiun�se: - Guarda bene, � l� ed � molto bello! - Mi girai e non vidi niente, ma il padre aveva negli occhi l'espressione di qualcuno che davvero guarda qual�cosa. Non stava fissando il vuoto. I suoi occhi brillavano: riflettevano la luce stessa del mio angelo".
Padre Pio soleva chiacchierare abitualmente col proprio angelo. Curio�so questo monologo (che per lui era per� un vero e proprio dialogo) casual�mente estortogli da un frate cappuccino: "Angelo di Dio, angelo mio, non sei il mio custode? Mi sei stato donato da Dio (...) Sei una creatura o un creatore? (...) Sei una creatura, c'� una legge e tu devi obbedirle. Devi restare al mio fianco, che tu lo voglia o no (...) Ma tu stai ridendo! (...) E cosa c'� di strano? (...) Dimmi una cosa (...) Devi dirmela. Chi era? Chi c'era l� ieri mattina? (riferito a qualcuno che aveva assistito di nascosto a una delle sue estasi) (...) Tu ridi (...) Devi dirmelo (...) Era il professore? Il guardiano? Insomma, dimmelo! (:..) Stai ridendo. Un angelo che ride! (...) Non ti lascer� andare finch� non me lo dirai (...)"
Il rapporto di Padre Pio con gli esseri di luce era talmente abituale che molti dei suoi figli spirituali raccontano di come usasse raccomandarsi con loro affinch�, in caso di bisogno, gli inviassero il loro angelo custode. Esiste inoltre una numerosa corrispondenza in cui il sacerdote si esprime in tal senso. Un esempio classico � questa lettera del 1915 indirizzata a Raffaellina Cerase: "Al nostro fianco" scrive Padre Pio "c'� uno spirito celeste che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona nemmeno per un istante, che ci guida, ci protegge come un amico, come un fratello e che ci consola sempre, specialmente nelle ore che sono per noi le pi� tristi. Sappiate che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le buone opere che fate, i vostri desideri pi� santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non dimenticate que�sto compagno invisibile sempre presente per ascoltarvi, sempre pronto a con�solarvi. O deliziosa intimit�! O felice compagnia..."
Che dire poi di episodi che hanno contribuito ad alimentare la leggenda del sant'uomo di Pietralcina: telegrammi la cui risposta arrivava dopo po�chi minuti. Repliche ironiche come "Credi forse che sia sordo?" date ad amici come Franco Rissone i quali domandavano se veramente sentisse la voce dell'angelo. Perfino piccole liti, come quella che lo indusse a tenere il broncio al proprio custode il quale se n'era stato via troppo a lungo lasciandolo in bal�a delle tentazioni, come testimonia la seguente lettera del 1912: "Lo rimproverai severamente per essersi fatto attendere cos� a lungo, seb�bene non avessi mai smesso di chiamarlo in mio soccorso. Per punirlo, decisi di non guardarlo in faccia: volevo andarmene, sfuggirgli. Ma lui, poverino, mi raggiunse quasi in lacrime. Mi afferr� e mi fiss�, finch� non alzai gli occhi, lo guardai in faccia e vidi che era molto dispiaciuto. Disse: - Ti sono sempre vicino, mio caro protetto, ti circondo sempre con l'affetto che ha fatto nascere la riconoscenza verso il beneamato del tuo cuore. L'af�fetto che provo per te non si spegner� nemmeno con la fine della tua vita.
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:41:39
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UN GIOVANE BELLISSIMO
Gertrude di Helfta (Germania 1256-1302) detta La Grande, a 25 anni, in seguito a una crisi depressiva, vide la sua vita cambiare. Non ne sarebbe mai uscita se un angelo dai tratti di un giovane bellissimo non le fosse apparso dicendole di non consumarsi nel dolore, poich� la sua salvezza era prossima. Piena di gratitudine, la santa offr� se stessa al Signore il giorno degli arcangeli, dicendo di farlo "in onore di questi grandi pr�ncipi (gli angeli), per accrescere la loro gioia, la loro gloria e la loro beatitudine". Si narra che tutti gli angeli, dopo quel solenne gesto, vennero, secondo la propria gerarchia, a inginoc�chiarsi davanti a lei con grande rispetto, promettendole di vegliarla da quel momento con affetto speciale. |
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:41:39
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UN GIOVANE BELLISSIMO
Gertrude di Helfta (Germania 1256-1302) detta La Grande, a 25 anni, in seguito a una crisi depressiva, vide la sua vita cambiare. Non ne sarebbe mai uscita se un angelo dai tratti di un giovane bellissimo non le fosse apparso dicendole di non consumarsi nel dolore, poich� la sua salvezza era prossima. Piena di gratitudine, la santa offr� se stessa al Signore il giorno degli arcangeli, dicendo di farlo "in onore di questi grandi pr�ncipi (gli angeli), per accrescere la loro gioia, la loro gloria e la loro beatitudine". Si narra che tutti gli angeli, dopo quel solenne gesto, vennero, secondo la propria gerarchia, a inginoc�chiarsi davanti a lei con grande rispetto, promettendole di vegliarla da quel momento con affetto speciale. |
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:43:10
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SPECCHI DIVINI
Lo scritto seguente, riguardante le diverse gerarchie degli angeli, si deve a Santa Ildegarda Di Bingen (Germania 1098-1179).
"Dio onnipotente costitu� diversi ordini della sua milizia celeste, cos� che ciascun ordine assolvesse la propria funzione e fosse lo specchio e il sigillo del vicino. Ciascuno di questi specchi protegge cos� i misteri divini, che gli stessi ordini non possono assolutamente vedere, conoscere, gustare e definire. Inoltre, la loro ammirazione, si eleva di lode in lode, di gloria in gloria e il loro movimento � eterno, perch� l'opera che devono svolgere non pu� mai terminare. Questi angeli sono spirito e vita di Dio, non rinunciano mai alle lodi divine, non cessano mai di contemplare la luce ignea di Dio e la luce della divinit� dona loro lo splendore della fiamma...." |
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Inserito il - 15/10/2008 : 18:43:10
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SPECCHI DIVINI
Lo scritto seguente, riguardante le diverse gerarchie degli angeli, si deve a Santa Ildegarda Di Bingen (Germania 1098-1179).
"Dio onnipotente costitu� diversi ordini della sua milizia celeste, cos� che ciascun ordine assolvesse la propria funzione e fosse lo specchio e il sigillo del vicino. Ciascuno di questi specchi protegge cos� i misteri divini, che gli stessi ordini non possono assolutamente vedere, conoscere, gustare e definire. Inoltre, la loro ammirazione, si eleva di lode in lode, di gloria in gloria e il loro movimento � eterno, perch� l'opera che devono svolgere non pu� mai terminare. Questi angeli sono spirito e vita di Dio, non rinunciano mai alle lodi divine, non cessano mai di contemplare la luce ignea di Dio e la luce della divinit� dona loro lo splendore della fiamma...." |
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